Nella periferia di Modena c'è una casa che pochi abitanti del quartiere conoscono. Una volta era presumibilmente in campagna, ora se ne sta in mezzo a cose più o meno anonime, con una ferrovia che le passa poco distante. Sulla facciata principale c'è ancora scritto “Officine Ferrari”. Qui nacque Enzo Ferrari, e qui nacque la sua passione per la meccanica, i motori e la velocità. Parlando di Enzo Ferrari bisogna misurarsi con un mito, e predisporsi a disgiungere la vita da, appunto, il mito. Capita così che quando chiedi ad un modenese perché se lì c'è nato Ferrari ci vogliono costruire il Museo Maserati, questo ti risponde che la Maserati invece c'entra perché aveva gli stabilimenti dall'altra parte del muro di cinta, e poi Ferrari c'aveva lavorato come meccanico anzi no: lavorava per l'Alfa Romeo, prima di sfidarla e batterla con i bolidi che portavano il suo nome. La risposta più plausibile è che un museo Ferrari già c'è, e che la Maserati è da qualche anno sorella della Ferrari, anche se da qualche settimana se ne è distaccata per entrare a far parte del polo automobilistico del lusso con Lancia e Alfa Romeo.
Fatto sta che qualche mese fa Maserati decise di celebrare il proprio mito, e colse l'occasione per recuperare e tributare adeguato merito al luogo natio di Ferrari: indisse un concorso ad inviti, chiamò otto studi di architettura – quattro italiani e quattro stranieri – e li mise in competizione fra loro. Pochi giorni fa è stata inaugurata una mostra in cui sono esibiti i progetti, a Palazzo Santa Margherita di Modena. Fra questi quello vincitore, dei londinesi Future Systems .
L'idea nasce dalla casa di Ferrari, e i Future Systems la considerano il centro generatore del progetto. Uno dei progettisti, l'italiano Andrea Morgante, descrive con un'immagine la suggestione che li ha ispirati: una mano che protegge qualcosa di prezioso. Ed in effetti il nuovo edificio – un cofano blu lucido inciso da prese d'aria e aperto verso la casa da una grande vetrata/radiatore – è un grande manto che protegge e ripara un bene prezioso: la memoria di un luogo e di un'esistenza. Se ne distacca rispettosamente, lasciando che la memoria possa essere contemplata da qualsiasi punto dell'esposizione degli storici modelli Maserati ospitati al di sotto della grande volta/copertura di più di 40 metri di luce. Il visitatore guarda contemporaneamente il prodotto – la macchina – e il luogo dove è stato creato: l'officina (anche se, giova ripeterlo, non si tratta della stessa officina in cui sono nate quelle automobili, ma si discute del luogo concettuale, suvvia).
La metafora del cofano rischiava di essere troppo letterale e invece l'equilibrio con cui la citazione diventa un'allusione per mutarsi in funzione (le prese d'aria sono in realtà “prese di luce”) è puntuale e congruente con lo spirito innovatore dei Future Systems. L'impressione che l'idea progettuale sia tanto più forte quanto più è semplice (ma si tratta, ovviamente, di una semplicità scaturita da una lunga meditazione, dalla coincidenza di ragionamenti pensosi e ricalcati più volte) è confermata dal senso di serenità e calma che emana: lo stesso equilibrio delle forme a riposo di una macchina sportiva, pronta a trascinare il suo pilota nell'accelerazione.
Che a vincerlo siano stati i Future Systems non è strano: si tratta pur sempre di persone che creano oggetti – cose e architetture – nemmeno moderni o contemporanei, ma senza tempo: cose del futuro, appunto, che non hanno ancora una collocazione temporale nel presente. Lo fanno inoltre con un'attitudine artigianale ed una passione che c'entrano poco con gli estri produttivi disumani di una società che misura ogni cosa in funzione del suo costo e sempre meno della sua qualità intrinseca. E' lo stesso atteggiamento che aveva Ferrari: del fare le cose perché piace farle e non per lucrarci sopra. Per celebrare la velocità nel caso del vecchio italiano, e per celebrare lui nel caso dei Future Systems. E con lui la memoria del fare le cose, semplicemente.
|
|