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04 09 03 | 09.40

Alla riscoperta di Koyaanisqatsi
Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio| di Silvio Caligiuri

 

 
     
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01 Koyaanisqatsi
(sito del film)



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Prologo
Erano altri tempi quelli in cui si trovava tempo per scoprire e godere delle nuove emozioni. Tempi in cui uno studente può permettersi il lusso di trascurare le ore di studio "tradizionale" per dedicarsi alle passioni più interiori, per poi ricongiungere questi due elementi appena possibile.
Durante gli anni di università conoscevo un tale molto in gamba. Purtroppo (per me!) l'ho incontrato solo a qualche mese dalla mia laurea, ma non appena conosciuti ci siamo presi da subito in grande simpatia. Lui aveva in cuore una smisurata passione per il Cinema e la Fotografia, che spesso anteponeva ai suoi studi di Architettura.
"Turi" si faceva chiamare dagli amici più intimi, ma credo che a lui non piacesse molto. Quando ci hanno presentati stavo preparando la mia tesi di laurea, e lui mi ha chiesto quale fosse il tema. "Sto facendo uno studio sul movimento" risposi, lui non disse niente e per un attimo mi è sembrato quasi che si assentasse materialmente. Salvatore "Turi" era molto più che un appassionato di cinema, la sua collezione (rigorosamente registrata tutte le sere da Fuori Orario) annoverava titoli noti e meno noti e lui sembrava conoscesse ogni particolare dei film più o meno belli della storia del cinema. In quei pochissimi (ahimè!) momenti che siamo riusciti a condividere mi ha insegnato a guardare al grande schermo con occhi diversi, ad assaporarne ogni fotogramma ed ogni singolo evento sonoro. Terminata la nostra cena, dopo un lungo silenzio ha esordito chiedendomi se avessi mai sentito parlare di Koyaanisqatsi. Non posso celare la mia ignoranza in quel momento, che mi ha portato a sorridere di un titolo così cacofonico. L'ilarità di quell'attimo è stata tuttavia istantaneamente troncata dal serissimo volto di Turi che improntava pacatamente una dissertazione sui significati di questo film e le attinenze con le tematiche che stavo affrontando per i miei studi. Comprensibilmente, quella serata e quell'incontro hanno suscitato in me una smisurata curiosità nei confronti della pellicola e del progetto di Godfrey Reggio, informazioni che ritenevo indispensabile per la buona prosecuzione della mia tesi. Ho inseguito invano per anni questo film, trovando informazioni di ogni genere, senza mai riuscire a trovarlo in alcuna videoteca. La curiosità che quella sera mi si serrava addosso si è lentamente dispersa nei tre anni che sono intanto trascorsi da allora. Fino a quando Koyaanisqatsi non si è ripresentato ai miei occhi in una piccola videoteca di Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra. In quel momento ho resuscitato le sensazioni e i racconti di quella serata trascorsa insieme a Turi, e ovviamente non ho opposto alcuna resistenza alla tentazione di acquistarlo.

Koyaanisqatsi è un lungometraggio atipico, senza dialoghi, nel quale non c'e' una vera e propria trama, opulento bensì di significati. Propone una riflessione sul rapporto tra l'uomo e la natura, riflessione che viene del tutto rinviata allo spettatore, operando quale semplice documentazione di quanto accada. La sequenza di immagini, perfette nella fotografia, progredisce in perfetta simbiosi con le composizioni musicali minimaliste di Philip Glass per la prima parte del film, ritraendo con fotogrammi di sconvolgente suggestività la forza delle bellezze naturali del nostro pianeta. Il secondo capitolo (anche qui le musiche sposano perfettamente ogni singola immagine) racconta ancora del mondo, ma quello vissuto dagli uomini, il loro rapporto con le città e soprattutto con la tecnologia, i media, e i mezzi di trasporto. Questo secondo "racconto" è affidato non solo alla mera tecnica cinematografica, ma fa anche largo utilizzo di una tecnica di post-produzione, ancora nuova in quegli anni, oggi più attuale grazie al digital editing, attraverso la quale viene aumentato in molte scene il numero di fps (fotogrammi al secondo). Questo espediente viene qui largamente utilizzato congiuntamente a tensioni musicali più intense al fine di far meglio comprendere allo spettatore il divario tra i ritmi "naturali" e quelli "cittadini". Un ritratto della evoluzione/involuzione (a seconda dell'interpretazione data) della storia del mondo e dei suoi dimoranti, in un momento in cui un forte sconvolgimento sta stravolgendo le sembianze del nostro pianeta.
Koyaanisqatsi nella lingua non scritta degli indigeni Hopi vuol dire vita in agitazione, in disordine. Fa parte di una trilogia, e di un programma molto più ampio nato con la televisione, poi approdato al cinema. Nei primi anni '70 Reggio ha avviato l’Institute for Regional Education a Santa Fe, una fondazione no-profit che si occupa ancora oggi di sviluppo dei media, dell’arte. I tre film epilogo di questo progetto, rappresentano la cronaca della rapida evoluzione e dello sconvolgente impatto della modernità nel mondo degli ultimi decenni. Un progetto durato sette anni, dalla sua ideazione fino alla sua realizzazione, iniziato alla meta degli anni ‘70 per arrivare al pubblico solo nel 1982, datato quindi, ma ancora strettamente attuale. A dieci anni dall'uscita sugli schermi di Koyaanisqatsi, il regista è stato chiamato da Benetton per lo sviluppo di F A B R I C A, il noto laboratorio di sperimentazione nelle Arti figurate a Treviso.

Grazie Turi.

Silvio Caligiuri

 

 
 
       
     
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KOYAANISQATSI
Regia: Godfrey Reggio | Musiche: Philip Glass | Fotografia: Ron Fricke

 

 
         
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