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10 11 03 | 09.40

Matrix Involution.
Era difficile fare peggio di Reloaded. Ci sono riusciti. Matrix Revolution dei fratelli Wachowski. Di Isacco Trolese.

 

 
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01 Matrix
(sito del film)
02 Warner Bros


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Di solito i sequel hanno il dubbio merito di trasformare una buona idea in uno spreco inutile di pellicola, e bisogna ammettere che almeno in questo l’ultimo (speriamo) capitolo della saga non c'è da essere delusi.
Per chi conservava ancora un briciolo di speranza dopo la visione di Reloaded, le macchine hanno vinto. Ha vinto cioè la macchina Hollywood pronta a spremere soldi anche a costo di distruggere un mito.
Purtroppo quando riguarderò per l’ennesima volta il primo Matrix, l’unico, non potrò fare a meno di pensare ai due pietosi seguiti e so già che questo mi farà perdere qualcosa della sua magia, del genio e della freschezza di uno dei migliori film di fantascienza mai fatti.
Abbozzare un minimo di recensione obbiettiva a questo “film” mi risulta particolarmente difficile ma il nome Matrix merita almeno un po’ di spreco di inchiostro.

Schizzati via anni luce dalle filosofie, o meglio non-filosofie, buddiste-zen, i W-Bros abbracciano un citazionismo stupido ed inutile costruendo un bislacco omaggio alla cristianità, trasformando l’eletto da risvegliato ed illuminato a messia e salvatore del mondo obbligandolo al martirio ed al sacrificio ed inchiodandolo per il gran finale ad una croce cibernetica.
I dialoghi sono pressoché inesistenti, e, quando ci sono, annoiano. Le scene d’azione risultano infilate nella sequenza degli avvenimenti con studiata precisione, quasi la sceneggiatura fosse stata costruita da qualche prototipo di Intelligenza Artificiale, molto artificiale.
Il solo tema forte ripreso in questo capitolo è quello della scelta, già affrontato nell’episodio precedente, senza aggiungere niente di nuovo e l’amore più melenso che dovrebbe fare da collante all’intera trama, è semplicemente una melassa che impasta ancora di più la pellicola.
Ottimi gli effetti speciali ma questo è scontato e ovviamente non basta a fare un film.
Ciò che più lascia interdetti è la totale assenza di spessore di personaggi che potevano rendere moltissimo con un minimo di sforzo, visto che la trama lascia molto a desiderare. Ci si aspettava almeno l’astuzia di sfruttare l’eredità delle idee passate, ma invece l'enorme capitale costituito dal carattere di Morpheus è, per contrasto, ancor più dissipato dall'insistenza sul personaggio di Kid, che, capace di piegare i cucchiai nel primo episodio, riveste in questo il più bieco stereotipo dell'eroe giovane ed impacciato capace di eroiche imprese.
Morpheus era la spina dorsale degli altri capitoli, ed è ora praticamente accantonato: la sua crisi esistenziale viene liquidata in un paio di battute scontate e non gli si concede nemmeno l'onore delle armi.
Il Merovingio, forse un potenziale eletto fallito, ha un peso incomprensibile nella prima mezz’ora di film, ma non si capisce appunto a che scopo. Il seno di Monica Bellucci, accuratamente esposto e generosamente inquadrato, recita più espressivamente della sua proprietaria, che riveste un ruolo perfettamente inutile se non per il suo curriculum professionale.
L’agente Smith diventa una parodia di se stesso che ha il suo apice nella risata diabolica scaturita dall’assorbimento dell’Oracolo.
L’Architetto, che ben promettava nel secondo capitolo grazie ad un complesso ma illuminante dialogo con Neo, appare sul finale con la stessa importanza della marca della pellicola utilizzata nei titoli di coda. Ancora una volta non c’è stato il coraggio di sviluppare un personaggio tanto complesso.
Cosa rimane dunque per abbozzare un salvataggio di una simile opera: niente, assolutamente niente; e quindi come spesso fa l’agente Smith anche noi chiediamo: perché?


 

 
 
       
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MATRIX REVOLUTION
Regia: fratelli Wachowski | Con: Keanu Reeves (Neo), Carrie-Anne Moss (Trinity), Laurence Fishburne (Morpheus), | Sceneggiatura: fratelli Wachowski | Fotografia: Bill Pope (I) | Montaggio: Zach Staenberg | Produzione: Warner Bros.

 

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