Chuck
Barris (Sam Rockwell) è un produttore televisivo
ossessionato dal successo e dalle donne. E' animato dal
desiderio di piacere e di possedere chi lo ammira, o sessualmente,
o attraverso la comunicazione televisiva. I suoi spettacoli
si basano sull'esasperazione dei difetti degli ospiti e
sull'esposizione dei loro sentimenti affinché il
pubblico se ne appropri, sentendosi contemporaneamente vicino
alla sofferenza e alla debolezza di quelle persone, ma anche
. ferocemente compiaciuto poiché vi si riconosce
diverso. Il desiderio di possesso è coniugato al
rifiuto conseguente all'ottenimento di qualcosa: esso si
esprime con il ripudio delle donne appena possedute o con
la nausea per gli show prodotti. Maggiore è il successo
che ottiene, più insopportabile è il rifiuto
che scaturisce per le sue stesse creazioni o per le conquiste
amorose. L'esito estremo di un atteggiamento così
distruttivo è la morte: quella procurata ad altri
esseri umani, con la protezione dell'agente segreto della
CIA Jim Byrd (George Clooney) che gli fornisce un pretesto
buono per mettere a posto la coscienza: quella che intraprenderà
è una battaglia contro il comunismo.
Un'indizio è già contenuto nel titolo: è
una mente ad essere pericolosa, non la persona che quella
mente agisce, che pure è artefice di 33 omicidi,
come si apprende dalla voce fuoricampo.
Chuck Barris, produttore televisivo di moltissimi format
celebri in tutto il mondo (“Il gioco delle coppie”,
“Tra moglie e marito” e “La corrida”,
per citarne solo alcuni), narra nella sua autobiografia
di avere avuto una doppia vita: una pubblica di produttore
di successo – quindi di creatore e di prodotto egli
stesso della cultura americana – e di assassino per
conto della CIA – quindi di distruttore e di combattente
contro lo strisciante ed insidioso comunismo, a seconda
di come lo si guardi.
Non è la storia di un uomo quella magistralmente
raccontata da un sorprendente George Clooney alla sua prima
prova registica, quanto, piuttosto, quella di una mente,
e quindi di una cultura.
La mente protagonista è pericolosa non solo perché
è capace di uccidere fisicamente, ma piuttosto perché
riesce a muoversi all'interno di un registro che contempla
estremi opposti: il bene e il male, l'illusione e la realtà,
la vita e la morte. E' una mente pericolosa poiché
non indica una direzione, ma confonde e disorienta, sino
a condurre alla paranoia che ad un certo punto aggredisce
anche Barris.
Chuck Barris è vittima della sua stessa mente e di
una cultura popolare che lo spinge ad esasperare i toni
degli spettacoli che produce - inquinando l'etere, come
egli stesso ama ripetere – e ad uccidere per proteggere
un ideale nel quale egli stesso crede solo per inerzia.
La scenografia di Confessioni è un'America che sta
uscendo dalla propria innocenza: Sam Rockwell (Barris) ne
enfatizza le nevrosi con misura e isteria e Clooney la tratteggia
come un paese che conosce il male e il dolore, ma lo accetta
acriticamente, nemmeno perché siano l'amaro calice
da bere perché l'illusione di innocenza continui,
ma perché una forza più grande del singolo
guida l'agire degli uomini: il destino di una nazione è
miniaturizzato in quello di un uomo che percorre contemporaneamente
strade nemmeno parallele, ma contrarie. L'energia che anima
Barris è prodotta da una cultura che sta cercando
disperatamente le proprie radici ed una propria identità:
per farlo esplora i confini di se stessa, esaspera i toni
della quotidianità, si immerge in un rumore ambientale
assordante, spedisce i suoi emissari/sicari ai confini dell'impero
(la Finlandia, la Germania dell'est) persuadendoli che stanno
accompagnando la coppia vincitrice di un concorso televisivo
e non sono in missione per ammazzare qualcuno.
Il giudizio morale non si pone: né Barris né
Clooney sono interessati alla lettura morale di una vicenda
tipicamente americana.
A volte la semplice osservazione della crisi di un'identità
è più istruttiva di qualsiasi lettura morale
e mediata che se ne possa dare. La morale applica uno schema,
una teoria alla realtà, e ne misura le deviazioni.
L'occhio di Clooney e di Barris non è moralista proprio
nel senso che è innocente, conservando ancora il
residuo di quella ingenuità incantata che la maturazione
della società americana ha eroso, guadagnandovi solo
la consapevolezza della sua umanità, nel suo essere
materia fatta di bene e male, di fango e oro.
Una mente pericolosa non perché capace di togliere
la vita, ma perché in grado di svelare l'inganno:
l'innocenza è morta.
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