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15 05 03 | 20.30

La mente pericolosa
Confessioni di una mente pericolosa di George Clooney| di Franco Cuomo

 

 
     
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(sito del film)
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Chuck Barris (Sam Rockwell) è un produttore televisivo ossessionato dal successo e dalle donne. E' animato dal desiderio di piacere e di possedere chi lo ammira, o sessualmente, o attraverso la comunicazione televisiva. I suoi spettacoli si basano sull'esasperazione dei difetti degli ospiti e sull'esposizione dei loro sentimenti affinché il pubblico se ne appropri, sentendosi contemporaneamente vicino alla sofferenza e alla debolezza di quelle persone, ma anche . ferocemente compiaciuto poiché vi si riconosce diverso. Il desiderio di possesso è coniugato al rifiuto conseguente all'ottenimento di qualcosa: esso si esprime con il ripudio delle donne appena possedute o con la nausea per gli show prodotti. Maggiore è il successo che ottiene, più insopportabile è il rifiuto che scaturisce per le sue stesse creazioni o per le conquiste amorose. L'esito estremo di un atteggiamento così distruttivo è la morte: quella procurata ad altri esseri umani, con la protezione dell'agente segreto della CIA Jim Byrd (George Clooney) che gli fornisce un pretesto buono per mettere a posto la coscienza: quella che intraprenderà è una battaglia contro il comunismo.

Un'indizio è già contenuto nel titolo: è una mente ad essere pericolosa, non la persona che quella mente agisce, che pure è artefice di 33 omicidi, come si apprende dalla voce fuoricampo.
Chuck Barris, produttore televisivo di moltissimi format celebri in tutto il mondo (“Il gioco delle coppie”, “Tra moglie e marito” e “La corrida”, per citarne solo alcuni), narra nella sua autobiografia di avere avuto una doppia vita: una pubblica di produttore di successo – quindi di creatore e di prodotto egli stesso della cultura americana – e di assassino per conto della CIA – quindi di distruttore e di combattente contro lo strisciante ed insidioso comunismo, a seconda di come lo si guardi.
Non è la storia di un uomo quella magistralmente raccontata da un sorprendente George Clooney alla sua prima prova registica, quanto, piuttosto, quella di una mente, e quindi di una cultura.
La mente protagonista è pericolosa non solo perché è capace di uccidere fisicamente, ma piuttosto perché riesce a muoversi all'interno di un registro che contempla estremi opposti: il bene e il male, l'illusione e la realtà, la vita e la morte. E' una mente pericolosa poiché non indica una direzione, ma confonde e disorienta, sino a condurre alla paranoia che ad un certo punto aggredisce anche Barris.
Chuck Barris è vittima della sua stessa mente e di una cultura popolare che lo spinge ad esasperare i toni degli spettacoli che produce - inquinando l'etere, come egli stesso ama ripetere – e ad uccidere per proteggere un ideale nel quale egli stesso crede solo per inerzia.
La scenografia di Confessioni è un'America che sta uscendo dalla propria innocenza: Sam Rockwell (Barris) ne enfatizza le nevrosi con misura e isteria e Clooney la tratteggia come un paese che conosce il male e il dolore, ma lo accetta acriticamente, nemmeno perché siano l'amaro calice da bere perché l'illusione di innocenza continui, ma perché una forza più grande del singolo guida l'agire degli uomini: il destino di una nazione è miniaturizzato in quello di un uomo che percorre contemporaneamente strade nemmeno parallele, ma contrarie. L'energia che anima Barris è prodotta da una cultura che sta cercando disperatamente le proprie radici ed una propria identità: per farlo esplora i confini di se stessa, esaspera i toni della quotidianità, si immerge in un rumore ambientale assordante, spedisce i suoi emissari/sicari ai confini dell'impero (la Finlandia, la Germania dell'est) persuadendoli che stanno accompagnando la coppia vincitrice di un concorso televisivo e non sono in missione per ammazzare qualcuno.
Il giudizio morale non si pone: né Barris né Clooney sono interessati alla lettura morale di una vicenda tipicamente americana.
A volte la semplice osservazione della crisi di un'identità è più istruttiva di qualsiasi lettura morale e mediata che se ne possa dare. La morale applica uno schema, una teoria alla realtà, e ne misura le deviazioni. L'occhio di Clooney e di Barris non è moralista proprio nel senso che è innocente, conservando ancora il residuo di quella ingenuità incantata che la maturazione della società americana ha eroso, guadagnandovi solo la consapevolezza della sua umanità, nel suo essere materia fatta di bene e male, di fango e oro.
Una mente pericolosa non perché capace di togliere la vita, ma perché in grado di svelare l'inganno: l'innocenza è morta.



 
 
       
         
     
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CONFESSIONI DI UNA MENTE PERICOLOSA
Regia: George Clooney| Con: Sam Rockwell (Chuck Barris), George Clooney (Jim Byrd), Drew Barrymore (Penny), Julia Roberts (Patricia) | Sceneggiatura: Charlie Kaufman| Fotografia: Newton Thomas Sigel | Produzione: Eagle Pictures, Miramax.

Dall'omonimo romanzo di Chuck Barris.

 
 
         
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