Chris
Kelvin (George Clooney) è uno psicologo che ha da
poco perso la moglie, suicidatasi dopo essere stata abbandonata
per aver abortito senza renderlo partecipe di questa tragica
decisione. Lui stesso, tornato per perdonarla, la scopre
ormai morta: assiste in prima persona all'esito della sua
azione, certamente iperbolico, di cui non è responsabile,
ma pur sempre conseguente alla sua volontà. Lo strazio
che un simile lutto provoca diventa un rumore di fondo nella
solitaria vita che ora conduce: fra lo studio e la casa
Chris si sposta in una città respingente, attonito
e stordito, nemmeno consapevole di ciò che gli è
accaduto. Un sera riceve un videomessaggio da un amico,
capitano di una stazione spaziale in orbita attorno a Solaris,
un misterioso pianeta avvolto da una densa nube dai toni
cangianti che sfumano dal blu ghiaccio al viola (questa
nebbia è un vero e proprio personaggio per Soderbergh,
capace di solidificare ed impersonare l'entità Solaris,
in grado di operare sui destini di chi vi gravita attorno,
come poi si vedrà): cose incomprensibili accadono
a bordo e solo lui può darne una spiegazione. E'
una disperata richiesta di aiuto alla quale Chris risponde.
Giunto a bordo della stazione Prometheus, Kelvin trova l'amico
ormai morto. A bordo sono rimasti solo la dottoressa Gordon
(Viola Davis) e Snow (Jeremy Davies), un tecnico dall'aria
stralunata e dai discorsi convulsi e criptici. Kelvin viene
istruito sul misterioso potere di Solaris: dare forma ai
desideri più reconditi, materiazzandoli nelle sembianze
delle persone più care ormai estinte. Il processo
è inconscio – avviene nel sonno – e genera
creature, apparizioni perfettamente identiche all'originale,
pensanti e dotate di una limitata dose di ricordi che coincide
con l'intervallo di memoria evocato dal sogno che ha chiamato
alla materia quel ricordo così struggente. Il giorno
dopo, dopo aver rivissuto in sogno il loro primo incontro
e l'innamoramento, si sveglia con la moglie Rheya al fianco:
è l'incarnazione del ricordo, è la moglie.
Materialmente. In realtà si tratta del coagulo di
un prodotto cerebrale, della proiezione di un ricordo, emendato
del dolore. E' la somma dei suoi migliori pensieri, è
la moglie ideale, tornata in vita priva del rimorso, neanche
pronta a perdonarlo: non è mai stata tradita o offesa
poiché quello che è al suo fianco è
un ricordo, e il ricordo non ha memoria: è la memoria.
Chris, memore degli ammonimenti della dottoressa Gordon,
rinchiude la “moglie” in una cellula spaziale
e la espelle dalla stazione: lo fa senza rimorso poiché
non ha ucciso la carne, ma la sua proiezione, il suo riflesso.
E' adirato contro quella parte di se stesso che avrebbe
acconsentito a somministrarsi l'inganno conoscendolo per
tale, pur di aver l'illusione che il ritorno della moglie
significhi che le sue azioni sono state dimenticate.
L'atmosfera della stazione è già sufficientemente
silenziosa e patologicamente onirica – fra apparizioni,
schizofrenia della dottoressa Gordon e irrazionalità
delle parole di Snow – che resistere alla tentazione
di scivolare senza opporre resistenza nel dominio dell'irreale,
dell'apparenza è ormai impossibile.
Rheya appare nuovamente, ineluttabilmente, e Kelvin sa bene
che lo farà ogni notte perché il suo potere
evocativo è troppo cieco e monomaniaco, non importa
quanto coscientemente egli tenti di annullare l'irreale
dalla sua esistenza: l'irreale è in lui e, mentre
sulla terra l'equilibrio di forze è invertito, su
Solaris la realtà si scambia con l'irrealtà,
le categorie vengono sovvertite.
L'irrealtà non è però una condizione
delle cose, ma uno strumento attraverso il quale Kelvin
tenta di ottenere il perdono: paga l'ammenda del suo errore
rinunciando ad essere proclamato innocente nell'unico tribunale
che ne avrebbe titolo: quello della realtà dove lui
ha agito. Nell'irrealtà lui non ha sbagliato, esattamente
come la moglie fittizia non ha difetti e non serba rancore.
Nello spazio mentale dentro l'uomo, nel luogo dove è
prodotta la realtà, ma anche la finzione, non esistono
categorie morali: niente si può compiere perché
niente esiste se non come puro pensiero; nessuno può
essere ucciso poiché la vita non è una condizione
di esistenza in contrapposizione alla morte, ma è
l'unica condizione data: non esistono opposti, esiste solo
un continuum mentale.
Il finale del film è rivelatore ed è condensato
in un'immagine ed in una frase: Chris è tornato sulla
terra dopo la fuga da Solaris, è di nuovo nella cucina
di casa e tagliando la verdura si ferisce un dito; lo bagna
sotto l'acqua e questo miracolosamente si rimargina. La
memoria gli fa capire di essere diventato irreale, di vivere
nell'irrealtà come fosse la realtà, di essersi
ingannato volontariamente pur di sfuggire al peso insostenibile
del suo errore. L'ultima frase pronunciata da Rheya condensa
il senso tragico e per niente liberatore del finale: “Siamo
stati perdonati di tutto”. Il perdono non proviene
dalla coscienza individuale, bensì da un'entità
astratta che, nel suo sommo giudizio, “ha perdonato”.
Chris non ha perdonato a Rheya di aver abortito e Rheya
non ha perdonato a Chris di averla abbandonata. Hanno accettato
di “essere perdonati”, di abdicare alla loro
capacità di raziocinio e di giudizio per consegnarsi
ad una dimensione dove non esiste la possibilità
di sbagliare, ma neanche quella di essere perdonati poiché
non esiste la libertà. I due “sono stati perdonati”
e dovremmo aggiungere “questa volta e per tutte”
poiché non avranno più la possibilità
di sbagliare e di perdonare in cuor loro ancora una volta.
Non ci sono volte nella dimensione dell'irrealtà
poiché non c'è scansione temporale, ma solo
il ricordo di quando si poteva ancora sbagliare.
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