Molto
fumo poco arrosto, forse il film non merita molto di più
di questo vecchio ed abusato detto.
Ma essendo un evento mediatico di proporzioni notevoli non
possiamo esimerci dallo spendere qualche parola in più
su questo sequel della macchina per far soldi che sembra
essere diventato un film di culto come “The Matrix”.
Pochi dialoghi degni di nota buttati qua e la, con tematiche
solo accennate, la sequenza di inseguimento in macchina
più adrenalinica della storia del cinema, e qualche
buon colpo di kung-fu non fanno di certo un film e non bastano
a compensare i molti, forse tutti, lati negativi di questo
reloaded.
La storia è presto riassunta, alcuni mesi dopo il
“risveglio” di Neo, l’Eletto, le macchine
decidono di sferrare un attacco decisivo a Zion ultimo bastione
della razza umana.
Morpheus, convinto che sia venuta l’ora dell’avverarsi
della profezia e che la salvezza della razza umana sia ad
un passo, guida i nostri eroi all’attacco del “Architetto”
ossia il programma senziente che ideò Matrix, per
fare ciò i nostri si avvarranno dell’aiuto
di vari comprimari.
Arrivati al faccia a faccia fra l’Architetto e Neo
quest’ultimo scopre che era stato tutto previsto,
che la profezia è una storia inventata ad-hoc e che
nulla può fare se non scegliere fra lo salvare la
sua amata Trinity e rischiare lo sterminio intero della
genere umano o rifondare con alcuni prescelti Zion dopo
la sua distruzione. Ovviamente la scelta è scontata.
Molte le critiche che si possono fare ed una terribile per
questo genere di film è sugli effetti speciali, il
combattimento con le mille copie dell’agente Smith
è, da questo punto di vista, pessimo: movimenti poco
fluidi, facce pixelate e una pioggia di imprecisioni che
danno a quella sequenza lo stesso realismo di un video game
per play-station-one.
In definitiva troppo Kung-fu e scene riempitive, poca profondità
nello sviluppo dei concetti affrontati. La magia del primo
Matrix non c’è, non c’è la novità
neanche dal punto di vista degli effetti speciali, non c’è
l’atmosfera: insomma c’è troppo poco
per fare un film.
Ma cercando di superare la delusione annunciata dataci da
questo sequel cerchiamo di essere obbiettivi come è
nostra abitudine e puntiamo il dito anche su ciò
che di buono si può dire di questa pellicola.
Come già accennato la scena dell’inseguimento
in autostrada probabilmente passerà alla storia,
un susseguirsi d’azioni in cui i colpi di scena si
sprecano, ottima la realizzazione e gli effetti speciali.
Ma non c’è solo questo, di carne al fuoco ne
è stata messa, anche se lo sfrigolio dei pochi brandelli
si perde nel rumore di fondo che pervade l’intero
film.
In alcuni dialoghi vengono affrontati diverse tematiche
che aprono potenzialmente interi universi di riflessione
e che cercheremo di riassumere schematicamente.
La dipendenza: Nel dialogo fra Neo ed un anziano consigliere
di Zion viene messo in risalto quanto la vita della società
dipenda dalle macchine anche se non sono senzienti, e quanto
poco liberi siamo da loro e dalla effettiva possibilità
di spegnerle quando vogliamo. E’ evidente il parallellismo
fra la cittadina sotterranea del film e la nostra caotica
e tecnologica “civiltà” odierna.
La scelta: L’incontro con l’oracolo questa volta
è molto meno sconvolgente per Neo a cui viene fatto
notare che le scelte estremamente importanti per la nostra
vita sono veramente poche e quindi diventa fondamentale
capire perché scegliamo una strada piuttosto che
un’altra.
La causalità: In questo monologo il Merovingio cala
la scure sul libero arbitrio e quanto poco questo possa
influire sulla dura legge della causa ed effetto. Piccola
particolarità del personaggio: è forse un
eletto fallito come sembra accennare Persephone (la nostrana
Monica Bellocci il cui cammeo non è certo da oscar).
La tolleranza (intesa in termini statistici): Il dialogo
conclusivo dell’Architetto è estremamente denso
di informazioni e non sempre di facile comprensione. Ritorna
il tema della scelta e come basti il suo miraggio per poter
condurre le masse a fare tutto ciò che si vuole,
una sofisticata carota per le nuove generazioni, a cui sembra
di poter fare qualsiasi cosa, di poter accedere a qualsiasi
informazione ma dove tutti alla fine sono inquadrati in
uno schema ben preciso e, per la legge dei grandi numeri,
anche i comportamenti “anomali”, di cui Neo
è l’emblema, sono tollerati, previsti e quindi
gestibili.
Come dicevamo qualcosa bolle nel pentolone di Matrix ma
per ora solo un flebile odore s’è levato da
sotto il coperchio, ma come Neo non perdiamo tutte le speranze
e confidiamo nella ripresa ed in uno strabiliante terzo
atto di questa saga.
Per finire lanciamo una piccolo tema di riflessione: come
reagirà Morpheus ora che la sua incrollabile fede
nel sogno della profezia e della liberazione dal dominio
delle macchine si è schiantato sulla dura realtà
delle pianificazioni dell’Architetto di Matrix, ora
che il suo mondo sembra capovolto: non era infatti Matrix
un sogno e la profezia la promessa della realtà?
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