meta.home
meta.politica
meta.cultura meta.società meta.about

 

20 02 05 | 12.40

Non saprei.
Sideways di Alexander Payne | di Franco Cuomo

 

 
link

 


01 Sideways


Politica

Politica interna
Politica estera


Cultura
Architettura
Arte
Cinema
Fotografia
Letteratura
Musica


Società
Costume
Televisione
 
       
   
 

Perché ti piace il vino?” chiede Miles a Maya ad un certo punto. E’ a quel punto che ho pensato che ero curioso di vedere come Alexander Payne, il regista di “Sideways“, si sarebbe tirato fuori dall’impaccio in cui s’era cacciato da solo. Se infili i tuoi protagonisti in un dialogo del genere te la sei cercata, e adesso vediamo cosa ti inventi. Ad una domanda del genere l’uomo medio risponde “Non saprei”, ma il cinema è una cosa diversa. Il cinema è una costruzione mentale che simula la realtà, fa agire dei personaggi e li fa parlare tra di loro, immaginando cosa potrebbero dirsi. L’assunto è che questi debbano dire cose intelligenti, cose che un uomo medio non penserebbe, o non le penserebbe così chiaramente, o le pensa ma non è mai riuscito a dirle così precisamente. Lo scrittore e il regista – giacché il regista e lo sceneggiatore scrivono con le immagini – deve dire e spiegare: Payne usa una metafora: il vino è un essere vivente, quindi è come la vita. Il vino come metafora della vita. A questo punto il professore abbozzerebbe un sorriso e glielo concederebbe: si è salvato con la furbizia che lo contraddistingue. Il vino come la vita. Non molto originale, ma passi. Il fatto è che in questo film una domanda del genere non c’entra: è un’excusatio non petita perché l’intera vicenda ha come cardine il vino, e con questo il concetto di convivialità e amicizia e di sapore delle cose e della vita. La vita è quella raccontata, e il vino ne fa parte, ma non è come. Payne ha una fede sconfinata nella parola e nel racconto orale, e pensa che tutto parta da lì e lì debba ritornare. Quindi la parola giustifica e spiega: evidentemente spiega al regista stesso perché ha deciso di girare un film dove c’è un protagonista che non dice una battuta ma che si fa solo bere. Ma il vino è invece il motore dell’azione, è il movente: si va in giro per la California a berne di buono, e si conoscono delle donne, e ci si conosce meglio fra amici che tali sono da una vita, pur stando agli estremi opposti del catalogo dei caratteri possibili: pessimista e introspettivo Miles (Paul Giamatti), euforico, ottimista e superficiale, infantile, ma energico fino ad essere irritante Jack (Thomas Haden Church). La storia è la stessa che il cinema racconta da un’intera vita: è l’incontro fra caratteri opposti che inevitabilmente si attraggono, e dalla loro frizione scaturisce l’azione che li modifica. In più qui c’è del vino, ma il cinema è un’illusione, e non ha bisogno di giustificarsi. Racconta una storia a cui si può credere o meno. Senza aggiungerci niente.

 
mail