meta.home
meta.politica
meta.cultura meta.società meta.about

 
 

Vietnam, anno 2003 (1/4)
foto e testo di Martino Pietropoli

01 02 03 04

 
    avanti
portfolio

 


Politica

Politica interna
Politica estera


Cultura
Architettura
Arte
Cinema
Fotografia
Letteratura
Musica


Società
Costume
Televisione
      Hanoi, 2003.  
   

Nghi, la nostra guida nel delta del Mekong, ci ha raccontato di quando ha combattuto nel come soldato dell'esercito del sud. Ripete continuamente "Bad memories, very bad memories". Dice che dei suoi compagni di classe ne restano vivi solo 3: lui e altri due, e lui è l'unico ad essere ancora intero.

Qualche volta ne parla con i fratelli o i figli, ma "Noi - dice - non ci voltiamo mai indietro. Ogni tanto ci pensiamo e piangiamo, ma ciò che è passato è passato".

Il Vietnam è purtroppo vittima del pregiudizio e dell'ignoranza: molti occidentali continuano ad associarvi l'idea del conflitto che lo lacerò ormai tre decenni fa. Ma oggi il Vietnam è un altro paese: un paese pacificato, ospitale, popolato da bambini festanti e da anziani gentili.

Un paese che vive costruendo pazientemente il suo futuro e conservando il passato semplicemente come un doloroso ricordo: una memoria che insegna, non una dimensione soffocante che coincide col presente. Il paradosso lo vivono gli americani, ci diceva ancora Nghi: "Qui nessuno ce l'ha con loro: non abbiamo risentimenti nei confronti di nessuno. Loro continuano a credere che, siccome il Vietnam è socialista, allora è meglio stare alla larga. Ma è uno stupido pregiudizio".

Altri anglofoni, invece, visitano regolarmente questi paese: i primi a ritornarvi dopo decenni di embargo furono gli australiani, ed oggi loro, gli inglesi e i canadesi formano il gruppo più consistente di visitatori stranieri.

1. La guerra che c'è stata
Si pensa quasi ogni giorno alla guerra che c'è stata, ma forse per ciò che ci si aspettava di trovare e non si trova più che per i segni evidenti del suo devastante passaggio. Ci si pensa perché ci si è fabbricati in testa una tale idea, una costruzione mentale così precisa che suona un allarme quando ci si rende conto che l'idea è molto distante dalla realtà. Ci si dimentica della guerra perché i vietnamiti sono stati bravi a rimuoverla: non c'è celebrazione per la vittoria, non c'è acredine nei confronti degli americani, non c'è alcun tentativo di ricordarla in forma simbolica. Non è stata metabolizzata come avremmo fatto noi europei o come stanno facendo gli americani ancora oggi. Certo: sono passati 30 anni, eppure è come se non fosse successo niente, come se anche il socialismo non avesse lasciato alcun segno, se non qualche arrugginito cartello propagandistico. A Cuba il declino del regime è molto più cigolante e patetico. Qui è una dissolvenza. Fra qualche anno il Vietnam si sveglierà completamente diverso da ora, anche se il progredire di questa trasformazione sarà impercettibile.

pagina 1| 2 | 3 | 4

       
mail
 
 
/javascript" src="http://www.metafluxus.com/Stats/php-stats.js.php">