Nghi,
la nostra guida nel delta del Mekong, ci ha raccontato di
quando ha combattuto nel come soldato dell'esercito del
sud. Ripete continuamente "Bad memories, very bad memories".
Dice che dei suoi compagni di classe ne restano vivi solo
3: lui e altri due, e lui è l'unico ad essere ancora
intero.
Qualche volta ne parla con i
fratelli o i figli, ma "Noi - dice - non
ci voltiamo mai indietro. Ogni tanto ci pensiamo e piangiamo,
ma ciò che è passato è passato".
Il Vietnam è purtroppo vittima del pregiudizio e
dell'ignoranza: molti occidentali continuano ad associarvi
l'idea del conflitto che lo lacerò ormai tre decenni
fa. Ma oggi il Vietnam è un altro paese: un paese
pacificato, ospitale, popolato da bambini festanti e da
anziani gentili.
Un paese che vive costruendo pazientemente il suo futuro
e conservando il passato semplicemente come un doloroso
ricordo: una memoria che insegna, non una dimensione soffocante
che coincide col presente. Il paradosso lo vivono gli americani,
ci diceva ancora Nghi: "Qui nessuno ce l'ha con
loro: non abbiamo risentimenti nei confronti di nessuno.
Loro continuano a credere che, siccome il Vietnam è
socialista, allora è meglio stare alla larga. Ma
è uno stupido pregiudizio".
Altri anglofoni, invece, visitano regolarmente questi paese:
i primi a ritornarvi dopo decenni di embargo furono gli
australiani, ed oggi loro, gli inglesi e i canadesi formano
il gruppo più consistente di visitatori stranieri.
1. La guerra che c'è stata
Si pensa quasi ogni giorno alla guerra che c'è stata,
ma forse per ciò che ci si aspettava di trovare e
non si trova più che per i segni evidenti del suo
devastante passaggio. Ci si pensa perché ci si è
fabbricati in testa una tale idea, una costruzione mentale
così precisa che suona un allarme quando ci si rende
conto che l'idea è molto distante dalla realtà.
Ci si dimentica della guerra perché i vietnamiti
sono stati bravi a rimuoverla: non c'è celebrazione
per la vittoria, non c'è acredine nei confronti degli
americani, non c'è alcun tentativo di ricordarla
in forma simbolica. Non è stata metabolizzata come
avremmo fatto noi europei o come stanno facendo gli americani
ancora oggi. Certo: sono passati 30 anni, eppure è
come se non fosse successo niente, come se anche il socialismo
non avesse lasciato alcun segno, se non qualche arrugginito
cartello propagandistico. A Cuba il declino del regime è
molto più cigolante e patetico. Qui è una
dissolvenza. Fra qualche anno il Vietnam si sveglierà
completamente diverso da ora, anche se il progredire di
questa trasformazione sarà impercettibile.
pagina 1| 2
| 3 |
4
|
|