2.
MTV
In albergo guardo sempre MTV. Non perché mi interessi
MTV in particolare, ma perché MTV – vero e
proprio marchio glocale, nel senso che è globale
commercialmente, ma attraverso un'immagine assolutamente
locale – da la misura della distanza (o vicinanza)
di una nazione all'idea di Occidente. Non nel senso che
se si vede MTV allora quel paese ha la patente di stato
con inclinazioni occidentali, ma piuttosto nel senso che
MTV è il termometro dell'appetibilità degli
spettatori per gli inserzionisti pubblicitari. Se c'è
polpa c'è chi se la mangia. MTV in Vietnam (che credo
poi sia una versione studiata specificamente per il mercato
asiatico perché trasmette da Singapore e molti vj
parlano inglese; altri pure negli idiomi locali, ma non
sono in grado di capire quali). è identica a quella
italiana. E probabilmente anche a quella francese, spagnola,
rumena – solo che i conduttori hanno gli occhi a mandorla.
I nomi dei programmi sono diversi, ma spesso il contenuto
è lo stesso; altre volte nomi e programmi sono identici.
Questa MTV è plausibilmente la tv preferita dalla
gioventù vietnamita urbana: è difficile pensare
che nelle risaie possa ricevere lo stesso livello di comprensione.
Evidentemente non esiste o è molto blanda la propaganda
governativa, oppure il programma di lobotomizzazione si
ritiene concluso con la scuola dell'obbligo. Eppure ci devono
essere molti giovani che la guardano per giustificare la
sua esistenza. E' difficile infatti pensare che riescano
ad apprezzarla ponendola in relazione alla loro formazione
di cittadini di uno stato socialista.
Sembrano due cose abbastanza opposte, anche se è
vero che MTV non insegna proprio niente di cosa sia la democrazia.
Tutt'al più può veicolare un'idea di cosa
sia la contestazione e i diritti civili (che non è
poco), ma non mi pare ci fosse una simile linea editoriale
alla MTV vietnamita.
Sempre ammesso che sia vietnamita, del resto.
3. Lezioni di guida
La questione mobilità ed il fatto che lo spostarsi
sulle strade siano attività che si realizzano spostandosi
dal punto A (origine) al punto B (destinazione) sono abbastanza
marginali: certo, la mobilità in V. è tutto
questo, ma è anche qualcosa in più. Non potendo
assurgere per questioni economiche alla raffinata guerriglia
stradale che si combatte in Occidente, dove le differenze
fra classi sociali sono rappresentate da cilindrata e prestigio
(o meno) della vettura in dotazione, e dato che in Vietnam
la società è un magma sociologicamente indistinto,
le differenze e gli equilibri di potere si gestiscono esclusivamente
in base alle dimensioni. Esistono fondamentalmente tre categorie
di mezzi di trasporto: bici e moto (a bassa capacità
e alta concentrazione), taxi e vetture private (a media
capacità e media concentrazione), bus e camion (ad
alta capacità e bassa concentrazione). Essendo queste
le forze agenti nel sistema chiuso (e altamente tossico)
di una città media vietnamita, è chiaro che
la modalità di relazione fra le diverse specie si
realizza solo attraverso l'impiego dell'unico strumento
che hanno in comune: il clacson. Non potendo un camion schiacciare
un motorino (e non potendo quest'ultimo schiacciare il pedone),
allora gli spara dietro – metaforicamente –
una salva assordante di colpi di clacson, sorta di sintesi
sonore e civilizzate delle minacce di morte che il conducente
sta rivolgendo mentalmente al biciclede.
Trattandosi di un'abitudine diventata nel corso degli anni
una consuetudine, una cosa ovvia – come lo è
per noi che le strade siano asfaltate – è facile
immaginare il livello di disturbo sonoro che si genera in
maniera costante per tutto il giorno in una qualsiasi città
vietnamita. Il clacson ha una duplice funzione: indica la
propria presenza e funge da avvertimento. Peccato che qui
lo stato di emergenza sia continuo: in Occidente l'abuso
del clacson è giustamente punito in quanto disturbo
alla quiete pubblica e anche poiché il suo reiterato
abuso ne annullerebbe il valore di segnalatore di pericolo
imminente: se il pericolo è costante, allora diventa
normale e non configura più una situazione di emergenza.
In Vietnam il pericolo non è costante: è il
suo annuncio ad esserlo.
pagina 1|
2 | 3
| 4
|
|