meta.home
meta.politica
meta.cultura meta.società meta.about

 
 

Vietnam, anno 2003 (2/4)
foto e testo di Martino Pietropoli

01 02 03 04

 
indietro   avanti
portfolio

 

2. MTV
In albergo guardo sempre MTV. Non perché mi interessi MTV in particolare, ma perché MTV – vero e proprio marchio glocale, nel senso che è globale commercialmente, ma attraverso un'immagine assolutamente locale – da la misura della distanza (o vicinanza) di una nazione all'idea di Occidente. Non nel senso che se si vede MTV allora quel paese ha la patente di stato con inclinazioni occidentali, ma piuttosto nel senso che MTV è il termometro dell'appetibilità degli spettatori per gli inserzionisti pubblicitari. Se c'è polpa c'è chi se la mangia. MTV in Vietnam (che credo poi sia una versione studiata specificamente per il mercato asiatico perché trasmette da Singapore e molti vj parlano inglese; altri pure negli idiomi locali, ma non sono in grado di capire quali). è identica a quella italiana. E probabilmente anche a quella francese, spagnola, rumena – solo che i conduttori hanno gli occhi a mandorla. I nomi dei programmi sono diversi, ma spesso il contenuto è lo stesso; altre volte nomi e programmi sono identici.
Questa MTV è plausibilmente la tv preferita dalla gioventù vietnamita urbana: è difficile pensare che nelle risaie possa ricevere lo stesso livello di comprensione.
Evidentemente non esiste o è molto blanda la propaganda governativa, oppure il programma di lobotomizzazione si ritiene concluso con la scuola dell'obbligo. Eppure ci devono essere molti giovani che la guardano per giustificare la sua esistenza. E' difficile infatti pensare che riescano ad apprezzarla ponendola in relazione alla loro formazione di cittadini di uno stato socialista.
Sembrano due cose abbastanza opposte, anche se è vero che MTV non insegna proprio niente di cosa sia la democrazia. Tutt'al più può veicolare un'idea di cosa sia la contestazione e i diritti civili (che non è poco), ma non mi pare ci fosse una simile linea editoriale alla MTV vietnamita.
Sempre ammesso che sia vietnamita, del resto.

3. Lezioni di guida
La questione mobilità ed il fatto che lo spostarsi sulle strade siano attività che si realizzano spostandosi dal punto A (origine) al punto B (destinazione) sono abbastanza marginali: certo, la mobilità in V. è tutto questo, ma è anche qualcosa in più. Non potendo assurgere per questioni economiche alla raffinata guerriglia stradale che si combatte in Occidente, dove le differenze fra classi sociali sono rappresentate da cilindrata e prestigio (o meno) della vettura in dotazione, e dato che in Vietnam la società è un magma sociologicamente indistinto, le differenze e gli equilibri di potere si gestiscono esclusivamente in base alle dimensioni. Esistono fondamentalmente tre categorie di mezzi di trasporto: bici e moto (a bassa capacità e alta concentrazione), taxi e vetture private (a media capacità e media concentrazione), bus e camion (ad alta capacità e bassa concentrazione). Essendo queste le forze agenti nel sistema chiuso (e altamente tossico) di una città media vietnamita, è chiaro che la modalità di relazione fra le diverse specie si realizza solo attraverso l'impiego dell'unico strumento che hanno in comune: il clacson. Non potendo un camion schiacciare un motorino (e non potendo quest'ultimo schiacciare il pedone), allora gli spara dietro – metaforicamente – una salva assordante di colpi di clacson, sorta di sintesi sonore e civilizzate delle minacce di morte che il conducente sta rivolgendo mentalmente al biciclede.
Trattandosi di un'abitudine diventata nel corso degli anni una consuetudine, una cosa ovvia – come lo è per noi che le strade siano asfaltate – è facile immaginare il livello di disturbo sonoro che si genera in maniera costante per tutto il giorno in una qualsiasi città vietnamita. Il clacson ha una duplice funzione: indica la propria presenza e funge da avvertimento. Peccato che qui lo stato di emergenza sia continuo: in Occidente l'abuso del clacson è giustamente punito in quanto disturbo alla quiete pubblica e anche poiché il suo reiterato abuso ne annullerebbe il valore di segnalatore di pericolo imminente: se il pericolo è costante, allora diventa normale e non configura più una situazione di emergenza. In Vietnam il pericolo non è costante: è il suo annuncio ad esserlo.


pagina 1| 2 | 3 | 4

 
mail    
 
 
/javascript" src="http://www.metafluxus.com/Stats/php-stats.js.php">