Si
dice sia più facile venir coinvolti in un incidente
automobilistico che aereo. Questo è senz'altro vero,
ed è facilmente sperimentabile in Vietnam. E' più
facile vedere la morte in faccia con sinistra frequenza
in due sole settimane in V., piuttosto che in due decenni
in un paese occidentale.
L'autista vietnamita non ha una meta: il suo scopo è
superare, la sua unica ragione d'essere è non essere
mai dietro a nessuno. Che sia al volante di una vettura
con discreta accelerazione o di un camion dalle prestazioni
asmatiche, non fa nessuna differenza: bisogna superare.
Si può assistere ad una disumanizzazione del traffico:
esso non è infatti composto da esseri umani su mezzi
meccanici, ma diventa una forza della natura – come
un fiume o un temporale - che deve essere domato, contrastato,
arginato: principalmente col clacson, poi con l'acceleratore.
Mai con l'affronto verbale perché al terremoto non
parli, perché con un essere non umano non esiste
conversazione umana.
Mezzi provenienti in direzioni opposte si possono affrontare
esattamente come due eserciti che si gettano in un corpo
a corpo: si fronteggiano occupando un fronte compatto e
privo di spazi ed interstizi (la carreggiata viene saturata
da entrambi gli schieramenti), si lancia il grido di battaglia
(una salva di clacson) e ci si getta nella mischia, confidando
nell'ultima e unica risorsa: la compenetrazione dei corpi
solidi. Razionalmente non c'è altra soluzione. Chi
chiude gli occhi in corrispondenza dello scontro può
pensare che i due fronti si siano compenetrati l'un l'altro,
ritrovandosi per una sorta di salvifica osmosi molecolare
l'uno oltre l'altro ma con diversa struttura atomica, uguali
eppure diversi. Chi li tiene aperti può notare che,
dove pensava non vi fosse vuoto ora esso c'è, dove
pensava ve ne fosse poco ce n'è eccome e così,
magicamente, come il pettine che incontra i capelli li divide,
così le due masse si scambiano pieni con vuoti, alto
con basso, piccolo con grande. Superato l'ostacolo –
affrontato quindi il sorpasso che sembrava finale ed irrimediabile
– l'esercito si smembra di nuovo e l'intelligenza
che teneva unite quelle singole particelle umane viene meno,
ancora una volta. Riprende la lotta del singolo contro il
fenomeno naturale e ciò si esplica nel superamento
continuo di nuovi ostacoli, nella vittoria di piccole battaglie.
Il sorpasso a destra finisce per essere consentito o tollerato.
D'altro canto la polizia non si vede, oppure è talmente
bene cammuffata da guard rail o da campo di riso da finire
per identificarvisi. Il concetto di “ciglio della
strada” è da interpretarsi in maniera estremamente
estensiva: data la natura e pericolosità dei sorpassi,
il ciglio diventa una corsia perennemente intasata, soprattutto
di motorini che cercano rifugio dalla voracità dei
mezzi più grandi.
E' il limite e la dilatazione della rete stradale, nonché
l'unica via di salvezza per molti mezzi scacciati dalla
strada maestra per incapacità dimensionale.
E' difficile farsi un'idea del ruolo dei pedoni?
4. Valuta
La valuta vietnamità è il dong. Un dollaro
vale 15.000 dong. E' il caso di dire “pecunia non
olet”. Il denaro non sembra avere un valore simbolico
e il dollaro, quindi, non è un'emanazione di una
nazione (con cui, accidentalmente, hanno combattuto una
sanguinosissima guerra) bensì uno strumento economico
e niente più. E' una valuta forte, in cui chiunque
sappia far di conto è in grado di declinare quella
locale. Il rapporto che hanno con il denaro è singolare:
un po' è nel carattere nazionale (del caso questo
veramente esista), un po' è il risultato dell'educazione
socialista, ma non esiste in paesi che hanno valute forti
(proprio per questo motivo: in Italia, infatti, l'affetto
che ci legava alla lira era filatelico piuttosto che sentimentale)
che vivono con l'attenzione isterica l'andamento umorale
del valore della loro valuta, quasi fosse l'espressione
numismatica e contabile dello stato di grazia rispetto a
Dio.
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