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Vietnam, anno 2003 (3/4)
foto e testo di Martino Pietropoli

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Si dice sia più facile venir coinvolti in un incidente automobilistico che aereo. Questo è senz'altro vero, ed è facilmente sperimentabile in Vietnam. E' più facile vedere la morte in faccia con sinistra frequenza in due sole settimane in V., piuttosto che in due decenni in un paese occidentale.
L'autista vietnamita non ha una meta: il suo scopo è superare, la sua unica ragione d'essere è non essere mai dietro a nessuno. Che sia al volante di una vettura con discreta accelerazione o di un camion dalle prestazioni asmatiche, non fa nessuna differenza: bisogna superare. Si può assistere ad una disumanizzazione del traffico: esso non è infatti composto da esseri umani su mezzi meccanici, ma diventa una forza della natura – come un fiume o un temporale - che deve essere domato, contrastato, arginato: principalmente col clacson, poi con l'acceleratore. Mai con l'affronto verbale perché al terremoto non parli, perché con un essere non umano non esiste conversazione umana.
Mezzi provenienti in direzioni opposte si possono affrontare esattamente come due eserciti che si gettano in un corpo a corpo: si fronteggiano occupando un fronte compatto e privo di spazi ed interstizi (la carreggiata viene saturata da entrambi gli schieramenti), si lancia il grido di battaglia (una salva di clacson) e ci si getta nella mischia, confidando nell'ultima e unica risorsa: la compenetrazione dei corpi solidi. Razionalmente non c'è altra soluzione. Chi chiude gli occhi in corrispondenza dello scontro può pensare che i due fronti si siano compenetrati l'un l'altro, ritrovandosi per una sorta di salvifica osmosi molecolare l'uno oltre l'altro ma con diversa struttura atomica, uguali eppure diversi. Chi li tiene aperti può notare che, dove pensava non vi fosse vuoto ora esso c'è, dove pensava ve ne fosse poco ce n'è eccome e così, magicamente, come il pettine che incontra i capelli li divide, così le due masse si scambiano pieni con vuoti, alto con basso, piccolo con grande. Superato l'ostacolo – affrontato quindi il sorpasso che sembrava finale ed irrimediabile – l'esercito si smembra di nuovo e l'intelligenza che teneva unite quelle singole particelle umane viene meno, ancora una volta. Riprende la lotta del singolo contro il fenomeno naturale e ciò si esplica nel superamento continuo di nuovi ostacoli, nella vittoria di piccole battaglie. Il sorpasso a destra finisce per essere consentito o tollerato. D'altro canto la polizia non si vede, oppure è talmente bene cammuffata da guard rail o da campo di riso da finire per identificarvisi. Il concetto di “ciglio della strada” è da interpretarsi in maniera estremamente estensiva: data la natura e pericolosità dei sorpassi, il ciglio diventa una corsia perennemente intasata, soprattutto di motorini che cercano rifugio dalla voracità dei mezzi più grandi.
E' il limite e la dilatazione della rete stradale, nonché l'unica via di salvezza per molti mezzi scacciati dalla strada maestra per incapacità dimensionale.
E' difficile farsi un'idea del ruolo dei pedoni?


4. Valuta
La valuta vietnamità è il dong. Un dollaro vale 15.000 dong. E' il caso di dire “pecunia non olet”. Il denaro non sembra avere un valore simbolico e il dollaro, quindi, non è un'emanazione di una nazione (con cui, accidentalmente, hanno combattuto una sanguinosissima guerra) bensì uno strumento economico e niente più. E' una valuta forte, in cui chiunque sappia far di conto è in grado di declinare quella locale. Il rapporto che hanno con il denaro è singolare: un po' è nel carattere nazionale (del caso questo veramente esista), un po' è il risultato dell'educazione socialista, ma non esiste in paesi che hanno valute forti (proprio per questo motivo: in Italia, infatti, l'affetto che ci legava alla lira era filatelico piuttosto che sentimentale) che vivono con l'attenzione isterica l'andamento umorale del valore della loro valuta, quasi fosse l'espressione numismatica e contabile dello stato di grazia rispetto a Dio.


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