Poi?
Un flash, usato come “riempimento”, cioè
per illuminare, per esempio, soggetti in controluce in condizioni
di illuminazione naturale. In interno proprio non lo so
usare. Poi un monopiede, qualche filtro che mi dimentico
sempre di usare e molte pellicole. 100, 200 e 400 ASA.
Quando hai iniziato a fotografare?
Ero piccolo ed ho iniziato durante un viaggio in Turchia,
con un vecchia macchina di mio padre, una Nikkormat - possibile?
- non mi ricordo molto bene i nomi dei modelli. E' una passione
che ho coltivato abbastanza diligentemente e che non ha
conosciuto vere e proprie crisi. Si vede che c'è
sotto qualcosa di buono. Non è il mio lavoro quindi
mi ci dedico solo in viaggio. Non posso dire di avere prodotto
moltissimo in tutti questi anni.
Cioé?
Cioé 12/13 mila scatti, secondo l'ultimo censimento
del mio archivio. In realtà mancano parecchie cose,
ma magari si sono perse per un qualche imperscrutabile destino.
Saranno state foto brutte. Può sembrare tanto in
valore assoluto, ma corrispondono circa ad una missione
di lunga durata di un fotografo di National Geographic.
Che immagino ti piaccia...
Molto . E' un riferimento importantissimo e quanto di meglio
si possa vedere riguardo al fotoreportage. Ho imparato moltissimo
osservando le loro foto. Sono più utili di qualsiasi
corso di fotografia. Del resto, se un fotografo non sa osservare
ed imparare da una foto è messo un po' male. Anche
se mi vergogno a usare il termine “fotografo”.
Sono un amatore e basta.
Come si pratica la foto di reportage?
A me lo chiedi? Molti sostengono che il segreto sia entrare
in sintonia con il soggetto, diventare una presenza normale,
in modo che arrivi ad ignorarti. Questo è senz'altro
vero, per chi ha il tempo di farlo, aggiungo io. Il fotografo
turistico, come me, purtroppo non può concedersi
questo lusso: non ha molto tempo per scattare e deve farlo
in modo furtivo. E' un po' piu' predatore ed ha meno possibilità
di conoscere la scena: per certi versi è quasi più
istintivo e se gli riesce una buona foto non gli si può
negare che ha fortuna, se gliene riescono molte allora ha
un certo talento.
Le tecniche sono svariate: ultimamente pratico molto lo
scatto senza inquadratura, cioé puntando solo la
macchina senza guardare nel mirino. Lo posso fare grazie
ai sistemi autofocus, naturalmente. E' una specie di esasperazione
dell'istintualità perché arriva ad annullare
addirittura lo sguardo: è puro riflesso, e il fotografo
finisce per essere uno strumento esattamente come la macchina.
L'unica elaborazione intellettuale è quella del cervello
che ordina al braccio di posizionarsi ad una certa altezza
e al polso di rotare quel tanto. Inoltre ci sono altri vantaggi,
tipo la discrezione che uno scatto del genere ti permette,
e lo stupore quando ne vedi il risultato perché ti
assicuro che è veramente difficile capire cosa puoi
avere fotografato. Passeggiare lungo una strada e scattare
tenendo la macchina all'altezza della coscia, come fossi
in fase di riposo, permette di realizzare una perfetta condizione
naturale, perché lo strumento è invisibile,
è disattivato, quindi nessuno modifica il suo volto
per posare. O nessuno se la prende, cosa che in certi posti
può succedere. Non è niente di nuovo, s'intende:
lo si puo' fare pure con macchine manuali, senza autofocus.
Spesso una casuale sfuocatura rende la foto più interessante.
E' una tecnica molto impiegata, ma i suoi effetti sono sempre
inediti e imprevedibili, e questo la rende sempre interessante.
Se ne parlava pure in un film di Haneke, dove un fotografo
tiene la macchina all'altezza del petto e in metropolitana
riprende chi gli sta di fronte. Che poi erano foto di uno
di Magnum, adesso non ricordo di chi. Belle, ovviamente.
Bellissime.

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