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28 04 03 | 11.30

A me mi piace fare le foto (2/2)
di sato yamatomu

01 02

 
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Poi?
Un flash, usato come “riempimento”, cioè per illuminare, per esempio, soggetti in controluce in condizioni di illuminazione naturale. In interno proprio non lo so usare. Poi un monopiede, qualche filtro che mi dimentico sempre di usare e molte pellicole. 100, 200 e 400 ASA.

Quando hai iniziato a fotografare?
Ero piccolo ed ho iniziato durante un viaggio in Turchia, con un vecchia macchina di mio padre, una Nikkormat - possibile? - non mi ricordo molto bene i nomi dei modelli. E' una passione che ho coltivato abbastanza diligentemente e che non ha conosciuto vere e proprie crisi. Si vede che c'è sotto qualcosa di buono. Non è il mio lavoro quindi mi ci dedico solo in viaggio. Non posso dire di avere prodotto moltissimo in tutti questi anni.

Cioé?
Cioé 12/13 mila scatti, secondo l'ultimo censimento del mio archivio. In realtà mancano parecchie cose, ma magari si sono perse per un qualche imperscrutabile destino. Saranno state foto brutte. Può sembrare tanto in valore assoluto, ma corrispondono circa ad una missione di lunga durata di un fotografo di National Geographic.

Che immagino ti piaccia...
Molto . E' un riferimento importantissimo e quanto di meglio si possa vedere riguardo al fotoreportage. Ho imparato moltissimo osservando le loro foto. Sono più utili di qualsiasi corso di fotografia. Del resto, se un fotografo non sa osservare ed imparare da una foto è messo un po' male. Anche se mi vergogno a usare il termine “fotografo”. Sono un amatore e basta.

Come si pratica la foto di reportage?
A me lo chiedi? Molti sostengono che il segreto sia entrare in sintonia con il soggetto, diventare una presenza normale, in modo che arrivi ad ignorarti. Questo è senz'altro vero, per chi ha il tempo di farlo, aggiungo io. Il fotografo turistico, come me, purtroppo non può concedersi questo lusso: non ha molto tempo per scattare e deve farlo in modo furtivo. E' un po' piu' predatore ed ha meno possibilità di conoscere la scena: per certi versi è quasi più istintivo e se gli riesce una buona foto non gli si può negare che ha fortuna, se gliene riescono molte allora ha un certo talento.
Le tecniche sono svariate: ultimamente pratico molto lo scatto senza inquadratura, cioé puntando solo la macchina senza guardare nel mirino. Lo posso fare grazie ai sistemi autofocus, naturalmente. E' una specie di esasperazione dell'istintualità perché arriva ad annullare addirittura lo sguardo: è puro riflesso, e il fotografo finisce per essere uno strumento esattamente come la macchina. L'unica elaborazione intellettuale è quella del cervello che ordina al braccio di posizionarsi ad una certa altezza e al polso di rotare quel tanto. Inoltre ci sono altri vantaggi, tipo la discrezione che uno scatto del genere ti permette, e lo stupore quando ne vedi il risultato perché ti assicuro che è veramente difficile capire cosa puoi avere fotografato. Passeggiare lungo una strada e scattare tenendo la macchina all'altezza della coscia, come fossi in fase di riposo, permette di realizzare una perfetta condizione naturale, perché lo strumento è invisibile, è disattivato, quindi nessuno modifica il suo volto per posare. O nessuno se la prende, cosa che in certi posti può succedere. Non è niente di nuovo, s'intende: lo si puo' fare pure con macchine manuali, senza autofocus. Spesso una casuale sfuocatura rende la foto più interessante. E' una tecnica molto impiegata, ma i suoi effetti sono sempre inediti e imprevedibili, e questo la rende sempre interessante. Se ne parlava pure in un film di Haneke, dove un fotografo tiene la macchina all'altezza del petto e in metropolitana riprende chi gli sta di fronte. Che poi erano foto di uno di Magnum, adesso non ricordo di chi. Belle, ovviamente. Bellissime.



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