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03 04 03 | 16.30

Interno borghese
di Marcello Parducci

 

 
     
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Interno londinese, 2002. Foto: Martino Pietropoli
   
   
I protagonisti del racconto “Nudi e Crudi” (Piccola Biblioteca Adelphi) di Alan Bennett sono i coniugi Ransome: una coppia benestante, lui avvocato, lei casalinga. Non hanno figli e hanno superato abbondantemente la cinquantina. Una sera, al ritorno dall'opera (lui è un amante di Mozart) trovano la loro casa letteralmente svuotata: non c'é rimasto più niente, nemmeno gli oggetti più umili ed inutili.
L'impotenza e lo stordimento iniziali si trasformano presto in una forza che modifica due personalità apparentemente ben definite: lei ricomincia quasi divertita a comprare il necessario per condurre una vita decorosa, accorgendosi di quanto inutili siano molte cose di cui ci si circonda; lui reagisce più stizzito, convinto che non riavrà mai indietro nemmeno una briciola dei suoi averi, ma appellandosi con distratta convinzione alla giustizia.
L'equilibrio di una tranquilla coppia borghese, ormai pietrificato da anni di abitudini in una configurazione statica, viene annullato: liberate, la forza femminile e quella maschile prendono direzioni opposte e seguono traiettorie centrifughe. Il grado zero della casa, la scena borghese nuda e cruda (appunto) innesca l'azione di due forze diverse: quella creativa (femminile) e quella autoritaria, conservatrice e ordinatrice (maschile), che vuole riappropriarsi del proprio stato delle cose.
Lei, compassata e non a caso senza figli (si intuisce per un annoiato disinteresse, non per altro), vive una furente rinascita che la porta ad avere una curiosità per l'uomo e le cose prima sconosciuta: sono significativi i dialoghi con gli assistenti sociali che la dovrebbero aiutare a superare il trauma che si risolvono invece nell'ammirazione incantata con cui lei ascolta i loro monologhi carichi di tecnicismi, non capendo per niente cosa significhino e non riuscendo a riferirli a se stessa perché in realtà non sente di vivere alcun dramma, ma una rinascita piuttosto.
Al contrario il marito ricostruisce pazientemente il suo habitat: un buon impianto stereo con cui ascoltare il suo amato austriaco.
La vita sembra riprendere silenziosamente il suo corso, ma, dopo qualche tempo, i Ransome scoprono che l'intero contenuto della loro casa è custodito in un magazzino nella periferia londinese. Anzi: la loro casa è stata minuziosamente ricostruita in ogni sua stanza, ogni cosa al suo posto, esattamente come venne lasciata quella sera oltre la porta che chiusero alle loro spalle per andare all'opera.
Il gesto che li ha privati della scena della loro vita non ha più un significato: non è nemmeno un furto, ma quasi un segno provvidenziale e misterioso.
La casa ritrova infine il suo aspetto originario: tutto sembra riportato indietro a qualche tempo prima, tutto è effettivamente identico, ma sono i padroni di casa ad essere irrimediabilmente cambiati. La signora Ransome cerca solo ora il conforto della psicologa, quando ormai il trauma dovrebbe essere stato superato, solo per scambiare quattro chiacchere, per cercare un'identità che la casa non riflette più. Neppure la casa però è precisamente identica a prima: il custode, un giovane ragazzo, ha disseminato tracce delle sue attività sessuali con la fidanzata un po' ovunque: profilattici, peli pubici e una cassetta musicale su cui è inciso un rapporto sessuale fra i due.
L'energia erotica irrompe nella coppia in modalità diverse: lui, plagiato dalla mentalità positivista, la ascolta come fosse una sonata di Mozart, imparandone i passaggi (i coiti) a memoria; lei ascolta sbigottita come si può manifestare l'energia vitale, in modalità di cui non avrebbe mai sospettato l'esistenza.
L'impiego che i due fanno della cassetta è individuale e reciprocamente oscuro: per pudore e vergogna, ma anche perché la rivestono di significati troppo diversi che si intensificheranno al punto di condurre una condizione di equilibrio (dato dall'assenza di moto emotivo piuttosto che dal bilanciarsi di forze opposte) verso lo scatto centrifugo: in direzioni diametralmente opposte.




 
       
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