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Interno londinese, 2002. Foto: Martino
Pietropoli |
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I protagonisti
del racconto “Nudi e Crudi” (Piccola Biblioteca
Adelphi) di Alan Bennett sono i coniugi Ransome: una coppia
benestante, lui avvocato, lei casalinga. Non hanno figli e
hanno superato abbondantemente la cinquantina. Una sera, al
ritorno dall'opera (lui è un amante di Mozart) trovano
la loro casa letteralmente svuotata: non c'é rimasto
più niente, nemmeno gli oggetti più umili ed
inutili.
L'impotenza e lo stordimento iniziali si trasformano presto
in una forza che modifica due personalità apparentemente
ben definite: lei ricomincia quasi divertita a comprare il
necessario per condurre una vita decorosa, accorgendosi di
quanto inutili siano molte cose di cui ci si circonda; lui
reagisce più stizzito, convinto che non riavrà
mai indietro nemmeno una briciola dei suoi averi, ma appellandosi
con distratta convinzione alla giustizia.
L'equilibrio di una tranquilla coppia borghese, ormai pietrificato
da anni di abitudini in una configurazione statica, viene
annullato: liberate, la forza femminile e quella maschile
prendono direzioni opposte e seguono traiettorie centrifughe.
Il grado zero della casa, la scena borghese nuda e cruda (appunto)
innesca l'azione di due forze diverse: quella creativa (femminile)
e quella autoritaria, conservatrice e ordinatrice (maschile),
che vuole riappropriarsi del proprio stato delle cose.
Lei, compassata e non a caso senza figli (si intuisce per
un annoiato disinteresse, non per altro), vive una furente
rinascita che la porta ad avere una curiosità per l'uomo
e le cose prima sconosciuta: sono significativi i dialoghi
con gli assistenti sociali che la dovrebbero aiutare a superare
il trauma che si risolvono invece nell'ammirazione incantata
con cui lei ascolta i loro monologhi carichi di tecnicismi,
non capendo per niente cosa significhino e non riuscendo a
riferirli a se stessa perché in realtà non sente
di vivere alcun dramma, ma una rinascita piuttosto.
Al contrario il marito ricostruisce pazientemente il suo habitat:
un buon impianto stereo con cui ascoltare il suo amato austriaco.
La vita sembra riprendere silenziosamente il suo corso, ma,
dopo qualche tempo, i Ransome scoprono che l'intero contenuto
della loro casa è custodito in un magazzino nella periferia
londinese. Anzi: la loro casa è stata minuziosamente
ricostruita in ogni sua stanza, ogni cosa al suo posto, esattamente
come venne lasciata quella sera oltre la porta che chiusero
alle loro spalle per andare all'opera.
Il gesto che li ha privati della scena della loro vita non
ha più un significato: non è nemmeno un furto,
ma quasi un segno provvidenziale e misterioso.
La casa ritrova infine il suo aspetto originario: tutto sembra
riportato indietro a qualche tempo prima, tutto è effettivamente
identico, ma sono i padroni di casa ad essere irrimediabilmente
cambiati. La signora Ransome cerca solo ora il conforto della
psicologa, quando ormai il trauma dovrebbe essere stato superato,
solo per scambiare quattro chiacchere, per cercare un'identità
che la casa non riflette più. Neppure la casa però
è precisamente identica a prima: il custode, un giovane
ragazzo, ha disseminato tracce delle sue attività sessuali
con la fidanzata un po' ovunque: profilattici, peli pubici
e una cassetta musicale su cui è inciso un rapporto
sessuale fra i due.
L'energia erotica irrompe nella coppia in modalità
diverse: lui, plagiato dalla mentalità positivista,
la ascolta come fosse una sonata di Mozart, imparandone i
passaggi (i coiti) a memoria; lei ascolta sbigottita come
si può manifestare l'energia vitale, in modalità
di cui non avrebbe mai sospettato l'esistenza.
L'impiego che i due fanno della cassetta è individuale
e reciprocamente oscuro: per pudore e vergogna, ma anche perché
la rivestono di significati troppo diversi che si intensificheranno
al punto di condurre una condizione di equilibrio (dato dall'assenza
di moto emotivo piuttosto che dal bilanciarsi di forze opposte)
verso lo scatto centrifugo: in direzioni diametralmente opposte.

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