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Pornografia morale (1/2).
di Marcello Parducci

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01 Guanda: Politics di Adam Thirlwell


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Moshe e Nana formano una coppia. Il lettore è avvicinato alla loro vicenda sentimentale trascinato nell'intimità della loro camera da letto. Thirlwell vuole parlare della loro intimità e dell'incontro delle loro individualità, e lo fa nel modo più diretto: parlando della loro vita sessuale. “Mentre Moshe cercava di stringere con delicatezza un paio di manette foderate di peluche rosa attorno ai polsi della sua ragazza, notò in lei un leggero disappunto”.
Politics inizia così. Si sta parlando di un rapporto sessuale fra un uomo e una donna, e di rapporti simili ce ne saranno altrettanti lungo tutte le pagine. Ma questo non è un libro erotico né pornografico. Cioé, non è solo pornografico, o meglio: la pornografia non è il fine, ma il mezzo, per parlare d'altro. “Questo non è un libro sul sesso. Nossignore. Questo è un libro sulla bontà. Questa storia parla dell'altruismo. I miei personaggi fanno sesso, e ogni altra cosa, per ragioni morali”.
Già la narrazione di Thirlwell è diversa da quella che ci si può attendere in un libro che descrive purtuttavia con un certo puntiglio le evoluzioni sessuali più estreme. Thirwell descrive cercando di trarre una conclusione da ogni azione dei suoi personaggi. Quello fa questo per un fine ben preciso, un fine che diventa sempre più nitido, e che non c'entra mai o quasi con il puro piacere. Thirlwell è più interessato a ciò che significa un rapporto sessuale, piuttosto che alla sua tensione più immediata, che è quella di soddisfare un desiderio e di dare piacere.
Anzi: di piacere non ce n'è poi molto: non per il dolore che scaturisce da determinate pratiche non precisamente naturali, ma perché il sesso non è piacere, non solo insomma.

Il sesso è una modalità dei rapporto umani. Gli uomini possono parlare fra di loro, fare affari, odiarsi, oppure fare del sesso. Thirlwell descrive questa teoria con la sua voce, costantemente fuori campo, ma presente come un basso continuo. Thirwell è il personaggio ombra del suo libro: non interagisce con gli altri personaggi ed è invisibile, ma funge da tramite fra loro e il lettore, molto più di quanto sia lecito attendersi da uno scrittore. Per certi versi si può parlare di Politics come di un libro didattico; può a tratti sembrare la sceneggiatura di un documentario: a scene senza commento se ne alternano altre scrupolosamente chiosate: in questa scena abbiamo visto Moshe con Nana, in quest'altra Nana con suo padre (papi).
La morale è la vera protagonista del libro. Tutti i personaggi sono strumentali al discorso sulla morale. Thirlwell parla di un frammento delle loro vite per parlare d'altro, quindi la relazione di Moshe e Nana è un'allegoria. Thirwell è uno scrittore molto classico, a pensarci bene. Quasi morale: perché parla di morale, non perché fa la morale. E perché parla del bene che gli uomini possono o credono di farsi l'un l'altro. E' uno scrittore morale e non moralista moderno: dissemina sapientemente commenti che gli servono per segnare un percorso che lo condurrà a dimostrare la sua tesi (“Cosa c'è di male nell'essere beneducati? Non c'è niente di male, dopotutto”), e ricerca fin da subito un tono confidenziale con il lettore: precisa che l'esibizione del sesso non è il fine del libro, ma il mezzo che userà per condurre chi lo lascerà fare altrove. Il piglio con cui ne parla è distaccato e scientifico, come se discutesse di una qualsiasi altra comune azione compiuta dall'uomo: prepararsi un caffè, passeggiare, guardare un quadro. Elimina la pruderie e lo fa nel modo più intelligente e astuto: fare sesso è naturale? E allora perché dobbiamo difenderci e schermirci quando se ne parla? Perché dobbiamo vergognarcene? Veniamo da lì e un atto sessuale ci ha generati, quindi v'è poco di altrettanto morale che questo, a ben vedere. Politics è un libro morale e sulla morale, nel senso del costume e del comportamento umano, dall'origine alla fine. Trascende quindi il giudizio (che è fondamentalmente un'espressione moralistica) è indugia sulla descrizione dell'azione, che è la modalità della scienza, che si propone di spiegare, non di giudicare.

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