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03 04 03 | 16.30

I gradi di separazione.
di Isacco Trolese

 

 
     
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Non ho mai avuto grande simpatia per i luoghi comuni e le frasi fatte. “Sbagliando si impara”, “chi fa da se fa per tre” o il sempreverde “non ci son più le mezze stagioni” sono quelle che io chiamo frasi tappabuchi, quando cioè l’attimo di silenzio aleggia nell’aria e l’imbarazzo di essere guardato e giudicato fa dire le scemenze più insensate. Capita spesso ad esempio che si incontri qualcuno in un viaggio e fatta una breve presentazione ci si chieda da dove si proviene, e dopo che ci si è comunicati le città di appartenenza qualcuno dica: “Ah.. Come è piccolo il mondo: ho un amico lì, un certo Giuseppe Bardolino, uno alto con i capelli folti e ricci…”- “Piccolo il mondo?” penso io seccato “Ci sono sei miliardi di abitanti in questo pianeta e settantamila solo nella mia città, secondo te conosco proprio questo benedetto Giuseppe con i capelli ricci?”. Da oggi però dovrò ravvedermi ed ascoltare attentamente il mio interlocutore per capire di chi sta parlando perché in verità le probabilità che io lo conosca non sono poi così basse, ed il nostro è davvero un “piccolo mondo”.
Di questo e molto altro ancora parla Nexus, un affascinante libro sulle teorie delle reti scritto da Mark Buchanan ed edito in Italia da Mondadori.
Quanto siamo lontani gli uni dagli altri? La domanda può apparire oziosa, ma può invece trovare nella teoria delle reti una convincente e pratica risposta.
Alcuni anni fa un quotidiano tedesco invitò un immigrato di Francoforte proprietario di un negozio di kebab a mettersi in contatto con il suo attore preferito, Marlon Brando, con il semplice metodo del passaparola fra conoscenti: il nostro Mr. X doveva contattare un suo conoscente che avesse la possibilità di conoscere a sua volta qualcuno “vicino” a Brando e così via. Il risultato fu sorprendente, ma perfettamente in linea con la teoria delle reti piccolo mondo. Brando fu contattato in soli sei passaggi, sei passaparola, sei telefonate, sei strette di mano o come si definiscono nel gergo “sei gradi di separazione”. Ecco quanto siamo distanti dal nostro prossimo.
La nostra rete sociale è fatta in modo tale che anche dall’agricoltore della Cina al pescatore del Venezuela ci sono in media solo sei gradi di separazione, come da me al Presidente degli Stati Uniti o da questo al terrorista che si è schiantato sulle torri. Lascio ad ognuno le proprie conclusioni.
Il libro si spinge poi ad illustrare vari altri aspetti della teoria in modo rigoroso, ma senza mai utilizzare una sola formula matematica: illustra quindi i meccanismi alla base del vecchio luogo comune “Piove sempre sul bagnato” che, a sua volta, si dimostra matematicamente corretto il che significa che, tendenzialmente, i ricchi diventano sempre più ricchi, chi ha molte relazioni sessuali ne avrà sempre di più e così via.
Altro campo dove questa teoria trova un naturale complemento è nello studio della diffusione di malattie contagiose e l’evoluzione delle epidemie: qui il testo entra nel dettaglio e mostra chiaramente come il nostro attuale stile di vita sia il miglior terreno di coltura per nuove o vecchie infezioni. Per farla semplice, basta supporre che Mr. X dal quale siamo divisi da soli sei gradi di separazione (adoro questa definizione) sia, invece che il nostro attore preferito, una persona infetta dalla malattia Y contagiosa in vari modi. Sei starnuti, sei contatti o sei rapporti sessuali ed il salto è fatto, sia che l’epidemia sia scoppiata nel nostro stesso condominio o dall’altro lato del mondo. Inquietante, non vi pare?
In definitiva ho trovato questo libro illuminante sotto vari aspetti perché, oltre ad essere scritto con grande efficacia, ci fornisce materiale solidamente comprovato su cui riflettere a lungo e ci aiuta a capire un po’ meglio come gira questo vecchio grande mondo.



     
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