Non
ho mai avuto grande simpatia per i luoghi comuni e le frasi
fatte. “Sbagliando si impara”, “chi fa
da se fa per tre” o il sempreverde “non ci son
più le mezze stagioni” sono quelle che io chiamo
frasi tappabuchi, quando cioè l’attimo di silenzio
aleggia nell’aria e l’imbarazzo di essere guardato
e giudicato fa dire le scemenze più insensate. Capita
spesso ad esempio che si incontri qualcuno in un viaggio
e fatta una breve presentazione ci si chieda da dove si
proviene, e dopo che ci si è comunicati le città
di appartenenza qualcuno dica: “Ah.. Come è
piccolo il mondo: ho un amico lì, un certo Giuseppe
Bardolino, uno alto con i capelli folti e ricci…”-
“Piccolo il mondo?” penso io seccato
“Ci sono sei miliardi di abitanti in questo pianeta
e settantamila solo nella mia città, secondo te conosco
proprio questo benedetto Giuseppe con i capelli ricci?”.
Da oggi però dovrò ravvedermi ed ascoltare
attentamente il mio interlocutore per capire di chi sta
parlando perché in verità le probabilità
che io lo conosca non sono poi così basse, ed il
nostro è davvero un “piccolo mondo”.
Di questo e molto altro ancora parla Nexus, un
affascinante libro sulle teorie delle reti scritto da Mark
Buchanan ed edito in Italia da Mondadori.
Quanto siamo lontani gli uni dagli altri? La domanda può
apparire oziosa, ma può invece trovare nella teoria
delle reti una convincente e pratica risposta.
Alcuni anni fa un quotidiano tedesco invitò un immigrato
di Francoforte proprietario di un negozio di kebab a mettersi
in contatto con il suo attore preferito, Marlon Brando,
con il semplice metodo del passaparola fra conoscenti: il
nostro Mr. X doveva contattare un suo conoscente che avesse
la possibilità di conoscere a sua volta qualcuno
“vicino” a Brando e così via. Il risultato
fu sorprendente, ma perfettamente in linea con la teoria
delle reti piccolo mondo. Brando fu contattato in soli sei
passaggi, sei passaparola, sei telefonate, sei strette di
mano o come si definiscono nel gergo “sei gradi di
separazione”. Ecco quanto siamo distanti dal nostro
prossimo.
La nostra rete sociale è fatta in modo tale che anche
dall’agricoltore della Cina al pescatore del Venezuela
ci sono in media solo sei gradi di separazione, come da
me al Presidente degli Stati Uniti o da questo al terrorista
che si è schiantato sulle torri. Lascio ad ognuno
le proprie conclusioni.
Il libro si spinge poi ad illustrare vari altri aspetti
della teoria in modo rigoroso, ma senza mai utilizzare una
sola formula matematica: illustra quindi i meccanismi alla
base del vecchio luogo comune “Piove sempre sul bagnato”
che, a sua volta, si dimostra matematicamente corretto il
che significa che, tendenzialmente, i ricchi diventano sempre
più ricchi, chi ha molte relazioni sessuali ne avrà
sempre di più e così via.
Altro campo dove questa teoria trova un naturale complemento
è nello studio della diffusione di malattie contagiose
e l’evoluzione delle epidemie: qui il testo entra
nel dettaglio e mostra chiaramente come il nostro attuale
stile di vita sia il miglior terreno di coltura per nuove
o vecchie infezioni. Per farla semplice, basta supporre
che Mr. X dal quale siamo divisi da soli sei gradi di separazione
(adoro questa definizione) sia, invece che il nostro attore
preferito, una persona infetta dalla malattia Y contagiosa
in vari modi. Sei starnuti, sei contatti o sei rapporti
sessuali ed il salto è fatto, sia che l’epidemia
sia scoppiata nel nostro stesso condominio o dall’altro
lato del mondo. Inquietante, non vi pare?
In definitiva ho trovato questo libro illuminante sotto
vari aspetti perché, oltre ad essere scritto con
grande efficacia, ci fornisce materiale solidamente comprovato
su cui riflettere a lungo e ci aiuta a capire un po’
meglio come gira questo vecchio grande mondo.

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