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King
Suckerman è il film sul più grande magnaccia,
l'uomo che “ha il Graaande Piano, per diventare
il Numero Unooo”, il nero che realizza il riscatto
degli emarginati e delle vittime del razzismo attraverso la
criminalità. Il film da il titolo al libro di George
P. Pelecanos, ed è anche il leitmotif del libro: è
l'evento sociale verso cui tutti i personaggi tendono: chi
perché attende con ansia di vedere un film così
pubblicizzato, chi vi legge il tentativo della cultura bianca
(che lo produce) di speculare economicamente sulla cultura
nera, chi se ne interessa distrattamente, chi lo interpreta
come un movimento di coscienza sociale di cui si vuole sentire
parte, chi vi cerca risposte alla propria insoddisfazione
esistenziale.
Chiunque vi proietta mentalmente un disegno di vita e vi si
vede riflesso, deformato o ridotto, amplificato o sordo. La
fantasia e la necessità vitale di alienarsi dalla quotidianità
estrudono i personaggi dal mondo bidimensionale in cui la
società li ha schiacciati: Marcus Clay, un nero con
un passato in prigione, veterano di guerra, l'amico greco
Karras, piccolo spacciatore che vive di espedienti, le donne,
volitive e istintive, Wilton Cooper, il criminale efferato,
Eddie Spags, commerciante/ricettatore di origini italiane
(Spags, non a caso), il suo contabile Clarence Tate, intelligente
e voglioso di riscatto sociale. Ogni personaggio è
colto in una fase cruciale della propria vita, un flesso oltre
il quale tutto cambierà: quel fine settimana in cui
si proietta King Suckerman. Chi avrà in questo tempo
la determinazione per esercitare la propria forza di volontà
– non importa se nel male o nel bene – cambierà,
migliorerà o incontrerà il suo destino.
I singoli destini entrano casualmente in contatto e finiscono,
da quel punto in poi, per modificarsi ed influenzarsi: l'acquisto
di una certa dose di marjuana nell'ufficio di Spags, dove
in quel momento si trova anche la coppia assassina Cooper/Clagget,
si trasforma in uno scontro fisico per difendere l'onore della
donna di Spags, una giovane ragazza cinese maltrattata. Il
senso d'onore dei due amici li mette contro i cattivi: Clay,
durante la collutazione, arriva a sottrarre i soldi che si
stavano scambiando. “Quando ti puntano una pistola addosso
è come se ti rubassero qualcosa: ecco perché
ho rubato quei soldi, ma ho fatto una sciocchezza” dice
Clay. Presto la questione devia dalla natura monetaria, diventando
uno scontro fra chi concepisce il cambiamento ed il miglioramento
(il riscatto sociale) e chi attua, attraverso la violenza,
il suo delirante disegno di morte. La caccia che i due malviventi
scatenano contro chi li ha derubati è in verità
un pretesto per seminare la morte: Cooper ha superato la fascinazione
per il denaro ed è elettrizzato e vitale solo quando
provoca la morte; Clagget è un individuo caricato a
nichilismo, dolore e violenza, angoscie che espelle massacrando
con un fucile a pompa qualunque bersaglio. Ognuno ha un progetto,
ma il moralismo del libro, travestito da violenza gratuita
ed esplicita, li distingue per le finalità che hanno:
o creatori o distruttori. Soli chi crea una vita attraverso
il riscatto concepisce il senso del cambiamento; chi è
portatore di morte vuole rivivere insistentemente quell'attimo
in cui la propria essenza fisica coincide col massimo potere:
quello di terminare una vita. Questo moralismo, anche più
preciso del tema del rifiuto dei mezzi illeciti per sopravvivere
(Karras rinuncia a spacciare dopo che alcuni ragazzi a cui
ha venduto della roba muoiono in un incidente in macchina)
che attraversa la parte finale del libro, esalta il principio
generante (e perciò vitale) che è insito in
ogni cambiamento attuato con l'intenzione di migliorare la
propria vita. |
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