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03 04 03 | 16.30

Il Tre Triangolare.
di Marcello Parducci

 

 
     
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01 Martin Amis


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L’informazione, di Martin Amis.
Richard Tull ha scritto un romanzo di discreto successo, poi non ne ha piu’ indovinato uno, e vivacchia scrivendo recensioni di libri che non interessano a nessuno per una microscopica rivista letteraria. Gwin Barry e’ suo amico, e ottiene entusiastici consensi scrivendo libri di disarmante semplicita’ e alcun pregio lettarario. Richard alterna al suo lavoro di critico la pianificazione criminale della vendetta ai danni dell’amico, che ottiene cio’ che a lui e’ negato.

C’e’ il tre, e il tre si compone nel triangolo. C’e’ il triangolo Richard-Gina-Gwin, e c’e’ quello Richard-Demi-Gwin, oppure Richard-Belladonna-Gwin, o Gwin-Gal-Richard, o Richard-Marco-Marius. Richard e’ in ogni triangolo, cosi’ come Gwin, perche’ Gwin e’ l’alter ego di Richard, il suo opposto speculare. Lui ha il successo mentre l’altro fallisce, lui ha il consenso e l’altro l’incomprensione, lui e’ risolto, l’altro e’ in continua conflittuale evoluzione, e questa evoluzione non conduce mai in nessun luogo, se non nella corruzione del corpo e della mente, occupata ad architettare vendette.
L’Informazione e’ lo strumento della conoscenza che permette di dare la forma – che in-forma, appunto – e Gwin ha una forma, mentre Richard ne e’ costantemente alla ricerca. All’opposto dell’Informazione c’e’ l’Universo, che contiene tutto ed ha una forma che e’ inconcepibile razionalmente, quindi e’ come se non l’avesse. Martin Amis, nella felice invenzione del proprio linguaggio letterario, alterna alle vicende dei personaggi dei quadri apparentemente slegati che parlano del cosmo e delle stelle, e delle galassie lontane e, quindi, dell’Universo. Le stelle infatti danno la direzione all’uomo, ma sono lontane, sono qualcosa d’altro, e sono una metafora dell’infinito, del non-finito e del senza forma. Tra l’universo e la terra c’e’ il cielo, esattamente come tra Richard e Gwin c’e’ sempre un terzo-altro: “Dall’alto il cielo parla, a chi giunge da fuori, della Terra. Dal basso, il cielo parla a noi del fuori, dell’universo“.
Allora bisogna ricercare il senso che Amis da al Terzo: e’ il mediatore, e’ la scintilla, e’ la congiunzione sintattica? Il terzo evita innanzitutto il dualismo elementare, ossia che qualcosa scaturisca semplicemente dall’opposizione di altre due cose. L’equazione ha un grado piu’ complesso, e non e’ per niente elementare, perche’ solo due componenti, per di piu’ di segno cosi’ marcatamente opposto come Gwin e Richard, rischierebbero di elidersi. Invece il terzo introduce un fattore di incertezza che rende il risultato meno prevedibile. A volte il terzo e’ una donna, altre volte un bambino (uno dei figli di Richard), ma comunque sempre un personaggio dotato di una forza sufficiente a far deviare le traiettorie esistenziali dei due protagonisti. Il terzo non e’ controllato dai due: e’ Gina, la moglie di Richard, oppure Demi, quella di Gwin: entrambe creature autonome e volitive, che non completano i loro compagni, ma li stimolano e li possiedono, in diverse misure. La donna per Amis e’ spesso calcolatrice e spietata, come Belladonna che “fa i giochetti che ti piacciono“, oppure l’agente letterario Gal, che dispone del destino letterario di Richard, oppure Demi, che si presta alla finzione del matrimonio felice con Gwin ad uso e consumo del pubblico, ma che disprezza in verita’ le doti letterarie del marito. Le donne sono autonome poiche’ pensano indipendentemente dai compagni, mentre loro, cosa pensano? Richard pensa ad alimentare la propria ossessione, Gwin non pensa, e il suo pensiero debole e semplice viene scambiato come la felice risoluzione del dramma interiore: la giuria che gli consegnera’ il Premio per la Profondita’ lo motivera’ dicendo: “Inizialmente ci sembrava che l’ottimismo dei romanzi su Amelior (Amelior e’ una terra immaginaria in cui Gwin ambienta i suoi libri, n.d.r.) fosse un po’ troppo privo di attriti. Abbiamo dovuto chiederci se fosse il risultato di una lotta interiore.”

Tre sono i lati del triangolo, e il triangolo e’ piu’ stabile di una linea retta – che puo’ oscillare – e meno di un quadrato, che se ne sta tetragono (e’ la geometria tetragona per eccellenza). C’e’ un’instabilita’ implicita nel triangolo, che e’ silenzioso quando appoggia su di un lato, e si scatena quando tenta di mantenersi in equilibrio sul vertice. Nel frattempo, tra queste due configurazioni, il triangolo si muove ed emette energia: ha una forma concettuale – ha tre lati, e’ cosi’ che si definisce – ma non ha forma geometricamente, o non ne ha una stabile: puo’ essere rettangolo, isoscele, equilatero. Intanto e’ prima un po’ cosi’, e poi e’ diverso: e’ alla ricerca di una forma che varia a seconda dell’estensione dei suoi lati. Se sono eguali e’ in equilibrio, se due lo sono lo e’ ancora ma un po’ meno, se sono tutti e tre diversi e’ sul limitare del baratro, e da dov’e’ vede l’instabilita’, la forma che ancora non ha e che non si vede chiaramente. I lati sono i personaggi, e la loro lunghezza – la loro forma – cambia a seconda di cio’ che fanno e di come interagiscono fra di loro, alla ricerca dell’equilibrio




 
       
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