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non è una recensione, o meglio, lo è ma non
lo è. Parla di un libro e del suo scrittore, ma l'altro
scrittore (il critico, il recensore) non si adoprerà
per comporre ciò che il lettore attende, cioé
una recensione con un capo e una coda, ma piuttosto un elenco
di punti, puntiglioso e puntuale, che saranno seguiti da una
conclusione. Ma non è detto. Se non vi sta bene è
tutta colpa di Eggers. 1. La storia
Dave Eggers ha pubblicato il suo primo romanzo (L'opera
struggente di un formidabile genio è infatti
un autobiografia). La storia di “Conoscerete la
nostra velocità” c'entra molto col fatto
che a scriverla sia stato Eggers, quindi bisogna dirlo.
La sua scrittura è infatti il riflesso della sua
personalità, euforica, ipercreativa, logorroica,
solipsista, infantile. Eggers esprime nello scrivere un'ansia
che trasforma in energia che trasmette alla pagina scritta.
Nel suo impeto calligrafico ha quindi prodotto questa opera
che narra la vicenda di due amici, Will e Hand, in giro
per il mondo in 7 giorni a tentare di donare a chi ritengono
ne abbia bisogno i soldi che il primo (l'io narrante) ha
ottenuto per lo sfruttamento della sua silouette per un
azienda di lampadine. I due partono da Cichago e vorrebbero
andare in Groenlandia, ma poi c'è vento, e allora
decidono di andare in Senegal: poi da lì andranno
in Mongolia, e poi in Russia. O almeno vorrebbero, ma poi
sono vittime del tempo, della burocrazia, del caso, e si
ritrovano in Lituania e poi in Estonia. Non c'è molto
di più, se non la vicenda dell'amico Jack perso l'anno
prima in un tragico incidente stradale il cui fantasma viaggia
– si può dire – assieme a loro. 389 pagine
(l'ultima è bianca) tenute tra due cartoncini grigi
di forte spessore. Il libro incomincia già dalla
copertina, quindi se trovate la seconda pagina incollata
al retro di copertina non prendetevela con Mondadori: è
un'idea di Eggers, che personalmente infatti preferisco
come grafico piuttosto che come scrittore. Ma non dovevo
dirlo, almeno non ora. Comunque: un libro è importante
per il suo contenuto, ma pure per come te lo presenta, anche
se le edizioni tascabili hanno introdotto una considerevole
volgarizzazione ed imbarbarimento delle regole della corretta
impaginazione, a vantaggio di una benefica massificazione
del suddetto veicolo comunicativo. Scegliete voi cosa è
meglio (libro ben impaginato, ma costoso vs libro male impaginato
ma economico). Eggers si inventa questa copertina che è
già il libro, e annulla la custodia delle pagine
(la copertina). Un quadro senza cornice, forse questo è
il paragone più banale che si può fare. Magari
l'ha già fatto qualcun'altro. Non so. L'idea della
confezione è purtroppo più brillante di ciò
che è confezionato, e, mentre si legge questo libro,
lo si richiude, lo si soppesa, si ripensa all'ultima frase
letta, si misura la distanza fra la brillante invenzione
del libro che inizia prima dell'inizio e l'interno, al quale
non si ha mai troppa fretta di dedicarsi ancora una volta.
Almeno io.
2. Il collezionista compiaciuto
Eggers è un collezionista più che un creatore:
si descrive attraverso le proiezioni della sua personalità
sulla superficie della realtà. Usa la scrittura come
una fonte di autoanalisi, di flusso di coscienza. Sembra
non applicare alcun filtro fra se e le cose che dice, quindi
non ha giudizio e non ordina la realtà. Non nomina
le cose, rivelando attraverso la parola poetica una realtà
altra. Non rielabora ciò che pensa, ma lo trasferisce
senza mediazione sulla carta, lasciando la spiacevole sensazione
che non legga nemmeno ciò che ha scritto. A volte
si ha l'impressione che Eggers abbia la rara capacità
di parlare al residuato della nostra infanzia che alberga
da qualche parte, sepolto sotto le ansie dell'età
adulta. Ci riusciva benissimo ne L'opera struggente...,
libro autobiografico che narra della morte quasi simultanea
dei suoi genitori, di come lui diventi una figura paterna
per il piccolo fratello Toph e di come fondi e diriga una
rivista satirica, Mighty.
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