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Una donna che ha appena perduto il marito vive nella casa di vacanze
dove hanno trascorso gli ultimi giorni di vita assieme. Vive volontariamente
separata da tutto e da tutti, immersa nei suoi ricordi. E' rivolta
al passato, lo sguardo della sua mente ignora il futuro. Vive
in un mondo sensoriale popolato da suoni, profumi e voci del passato
recente. Accade un incontro con un essere umano/non umano che
viene dal cyberspazio, per dire un luogo qualsiasi, che forse
non ha importanza. E' una creatura senza passato né futuro:
vive nel presente, non ha ricordi. E' puro presente all'ennesima
potenza. Ripete le parole del marito morto senza enfasi o accento,
ma con la medesima voce. E' la memoria che si è incarnata
in un essere umano per rappresentare se stessa. In quanto personificazione
della memoria, non ha una memoria propria. E' un simulacro della
memoria di qualcun'altro, della memoria del marito Ray attraverso
i sensi di lei. E' una creatura immateriale con la quale non è
possibile stabilire un dialogo. La si può solo interrogare,
e lei risponde come un registratore, ripetendo frasi già
dette, imprigionate nelle molecole di aria di quella casa. Un
sintonizzatore che permette di percepire le onde del passato,
uno strumento, niente più che un supporto senza anima.
Don DeLillo scrive parole che viaggiano sopra la nostra testa.
La descrizione della nostra vita che non riusciamo a cogliere,
affannati a cercare segni in dettagli insignificanti. La didascalia
della nostra esistenza, il nostro essere con parole che descrivono
l'oggettività dei nostri stati d'animo, il colore e l'essenza
dell'aura che da noi emana.
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