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01 07 03 | 14.30

Fenomenologia del confidential/cool
di Davide Bononi

 

 
     


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Cosa ci si deve aspettare oggigiorno da un disco di elettronica? Chi ha una risposta pronta si faccia avanti, io, che non la trovo e non la voglio trovare, mi godo questo album e lo assaporo in ogni sua sfumatura. Sarà forse per il giro di frequentazioni del nostro, più Badly Drawn Boy e backing band del medesimo che il progetto jazzato Fridge e l’intensa attività di remixer per personaggi di casa alla Twisted Nerve e non solo, che riesce a far suonare caldo un disco di questa impostazione e orientamento. Se nei lavori precedenti ci si poteva accorgere dell’incalzante predilezione per un suono acustico con cui filtrare la melodia delle macchine, qui il tutto prende forma e ne deriva flusso di suoni e (r)umori non circoscrivibile in nessuna definizione e forse catturabile con un frame di fantascienza musicale abbastanza ardito: provate ad immaginare il Fennesz di Endless Summer in trasferta a Londra che prende un the con qualche menestrello depresso cronico di stanza nella east coast (Skating Club, Spain), e quest’ultimo che cerca di impartirgli lezioni di chitarra. Proprio una sei corde è l’elemento trascinante di quella As Serious As Your Life, che con il suo avanzare ruffiano si rende irresistibile già al primo ascolto e traccia le coordinate sulle quali tutto il disco si basa. L’iniziale Hands è un caos organico dal quale esce un beat cristallino e molto educato con reminiscenze velatamente rumoristiche. Il rumore fa la sua comparsa sotto forma di furtivi inserimenti nella successiva e bellissima She Moves She, inquietante istantanea da chill-out room che vorremo sentire ogni volta che arriva il momento di lasciare un locale. Gli oltre nove minuti di Unspoken, vengono a creare quello che, forse, è l’unico punto debole di questo disco: se la si considera una suite elettroacustica, tutto funziona senza problemi e si entra in contatto con la capacita di questo musicista di creare un quid che vada oltre la durata ‘standard’ di un pezzo; se proviamo a farle prendere il suo posto all’interno di tutto l’insieme di suoni che è ROUNDS, ci accorgiamo che forse la capacità di creare canzoni propriamente elettroniche con i tempi e i suoni del folk, non si riesce ad esprimere fino in fondo e il tutto si rivela leggermente dispersivo. Peccato veniale. And They All Look Broken Hearted ci conduce in uno spazio dove i suoni faticano a prendere forma e ci si trova in una dimensione strana e molto intima, dove ogni cosa è improvvisamente più vulnerabile di quello che ci si aspettava.
Ora facciamo i conti con la realtà: gli episodi migliori di quella tendenza che ha preso la musica elettronica ad accoppiarsi con quella acustica hanno già visto la luce in altre parti del mondo, Chicago e Berlino, però Four Tet ha imparato la lezione e quello che ci ha proposto è molto di più che un disco che convince, centra il bersaglio e mantiene se stesso ben ancorato al sentiero tortuoso della crescita artistica e dell’originalità individuale.

Davide Bononi

 

file

 


Four Tet: Rounds (Domino)
01 hands | 02 she moves she | 03 first thing | 04 my angel rocks back and forth 05_spirit fingers | 06 unspoken | 07_chia | 08 as serious as your life | 09 and they all look broken hearted | 10slow jam

 

 

 
     
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