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18 03 03 | 16.30

I vicini di casa
di Davide Bononi

 

 
     
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01 Feast of Wire (Allmusic)


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I Calexico
 

L’onestà di certe band è indubbia, metterla in discussione sarebbe un po’ come dubitare del vecchietto della porta accanto di cui si conosce tutto, dalla famiglia alle abitudini; ecco i Calexico sono, concettualmente, i miei vicini di casa, guardate una foto e tutto vi sembrerà meno soggettivo.
Questo Feast of Wire non aggiunge assolutamente nulla di nuovo alla storia scritta dal duo Burns – Convertino negli ultimi anni: un classicissimo rock americano dalle venature acustiche, stemperato con una leggera propensione pop e condito in salsa mariachi; prima di servire una spolverata di sana attitudine indie come la conoscevamo nella prima metà dei ’90. La sezione ritmica dei Giant Sand, non dimentichiamocelo, nel portare avanti questo progetto ha preferito continuare sul cammino intrapreso con i dischi precedenti, piuttosto che avventurarsi verso nuove soluzioni musicali, ottenendo che questo disco è esattamente come ce lo aspettavamo: ben fatto, molto piacevole e immediato quanto basta.
Quando, tra un paio di mesi, ci saremo dimenticati di questo album dovremo fare lo sforzo di andare a riscovarlo e soffermarci sui punti di forza: il ritmato incipit “sunken waltz”, che ci fa sperare che l’andamento dell’album prosegua fino alla fine così cadenzato, continuo, aperto e che la festa paesana di un villaggio ai confini col Messico, unico scenario possibile per questa canzone, non finisca prima dell’alba. A proposito di “not even stevie nicks…” non c’è nulla da dire: è la canzone più bella che i Calexico abbiano mai scritto. “Across the wire” è la foto nuova da mettere sul passaporto da rifare perché appena perso; è venuta decisamente meglio e ne sono fieri. Si rivela molto gustosa l’estemporaneità jazzata di “crumble”, bella prova di padronanza degli strumenti che evita di scadere nel virtuosismo più sterile. Il congedo e l’implicito arrivederci sono affidati alla ballata eterea e polverosa “no doze”, qui la voce di Burns si fa crepuscolare e dolcemente inquietante e discreti spiragli noise la accompagnano.
Per tornare con i piedi per terra: “black heart” stenta a decollare con la sua sezione d’archi troppo dispersiva, e la voce che cerca di mascherarsi dietro timbriche e melodie che non le appartengono. “Attack el robot! attack” con il suo miscuglio di note e rumoretti da campionatore a basso costo, non dice un gran chè, però senz’altro Joey e John si sono divertiti parecchio nel realizzarla.
Il resto é Calexico-style, e io me lo gusto consapevole di dover fare un piccolo sforzo per sorvolare sul passato ingombrante di questo duo dal quale, però, ci si aspetta un po’ di più: sono fiducioso e già in attesa della loro prossima uscita…è una sensazione piuttosto rara, che non mi provocano tanti musicisti.

Calexico
Feast of Wire
TRACKLIST
1. Sunken Waltz | 2. Quattro (World Drifts In) | 3. Stucco | 4. Black Heart | 5. Pepita | 6. Not Even Stevie Nicks... | 7. Close Behind | 8. Woven Birds | 9. The Book and the Canal | 10. Attack el Robot! Attack! | 11. Across the Wire | 12. Dub Latina | 13. Güero Canelo | 14. hipping the Horse's Eyes | 15. Crumble | 16. No Doze

di Davide Bononi

 
     
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