Non vogliamo difendere Noam
Chomsky (capacissimo di farlo da se) ma semplicemente
definire e approfondire cosa sia l'antiamericanismo, soprattutto
oggi che si confonde con il pacifismo, almeno nelle parole
di chi definisce e racchiude in quest'appellativo la quasi
totalità dei nemici dell'occidente.
Non crediamo che Chomsky sia un antiamericano: il suo è
sicuramente un punto di vista radicale e perentorio, divide
e spesso rischia di diventare una prospettiva manichea. E'
mai possibile infatti che il governo statunitense agisca sempre
secondi fini molto poco nobili? La questione è opinabile,
ma i fatti che Chomsky enuclea non lo sono altrettanto: sono
spesso documenti ufficiali, che lui non commenta nemmeno,
salvo qualche introduzione ironica. Chomsky porta l'attenzione
su una contrapposizione molto precisa: quella fra il governo
statunitense e la società civile. E' una contrapposizione
che esiste in maniera organizzata da quando il dissenso si
manifestò in forma di protesta pacifica e pacifista
contro la guerra in Vietnam. Un altro celebre dissidente americano,
l'ex pilota della seconda guerra mondiale Howard
Zinn, divenuto pacifista quando realizzò che non
esiste una guerra giusta, spesso spiega la storia dell'Occidente
e degli USA utilizzando la contrapposizione fra documenti
ufficiali e logica del governo da una parte, e la protesta
e il dissenso dall'altra. Da una parte la propaganda del governo
e dall'altra il senso di partecipazione e la lotta civile
del popolo, una lotta democratica, che si struttura attorno
al dibattito e la volontà di comprendere. Con ciò
non si intende che esiste un contrasto tra bene e male, e
il governo non è l'incarnazione del demonio. La propaganda
governativa è una forma tacitamente accettata di informazione
fabbricata dal governo. Non è informazione obiettiva
poiché non è indipentente: è prodotta
e divulgata da un organismo che ha ogni interesse a difendere
il proprio operato in modo da garantirsi il futuro politico.
Il governo può dire anche la verità, ma non
la dice sempre. Quando George W. Bush dice che “Dio
è dalla parte giusta” (perché è
dalla parte dell'Occidente) applica una retorica un po' più
che decrepita che sortisce però quasi sempre il risultato
che si prefigge: spostare il punto focale dove interessa al
potere: sul soprannaturale, tanto, c'é da scommetterci,
da quella parte lamentele non ne arriveranno mai. Dire ai
familiari dei civili uccisi dalle bombe alleate che è
stato Dio a volerlo è quantomeno irritante e non permette
di scambiare un'azione bellica come l'espressione di una civiltà
superiore, come qualche primo ministro europeo disse tempo
fa. Forse le bombe occidentali sono meglio della tirannia
di Saddam, sarà questo il ragionamento. E' una medicina
che val la pena di farsi somministrare, anche se è
difficile credere che i governi occidentali siano così
ingenui da meravigliarsi che gli iracheni si irritino ad essere
obiettivi di “danni collaterali”.
Ci sono dimensioni che chiunque abbia un minimo anelito sociale
conosce: la carità, la comprensione, il sentimento
umano. Definire Chomsky un antiamericano è scorretto
perché il suo percorso intellettuale dimostra invece
un grande amore per la nazione della quale è fiero
di appartenere. Altrimenti non si spiegherebbe il vigore con
cui accusa, l'implacabile criterio con cui studia i documenti
ufficiali o tenta di interpretare le strategie di politica
internazionale del governo americano. Se il suo è antiamericanismo
si deduce che essere filoamericani significa deglutire senza
fiatare ettolitri di ipocrisie e palesi falsità. Cosa
che vale per qualsiasi governo democratico, non siamo mica
antiamericani.
Oppure per esserlo basta rivolgere qualche critica al governo
e dimostrare in tal modo il proprio spirito antipatriottico,
come ebbe modo di accusare i democratici George W. Bush in
occasione delle elezioni dello scorso novembre. La giustificazione
è che viviamo in uno stato d'emergenza continuo, quindi
il manovratore non va disturbato perché è troppo
impegnato a condurci. Verso dove non è lecito chiederlo,
e neanche chiedere di scendere. Essere pacifisti, insomma,
corrisponde a chiedere di scendere da un convoglio diretto
ad una destinazione che non vogliamo raggiungere. Del resto
le semplificazioni brutali sono peculiari dei tempi di emergenza:
quando il pericolo incombe non si possono avere più
di due opzioni, si rischia di far la figura dei pavidi, antipatriottici,
responsabili della crisi della nostra civiltà. Dimenticandosi
di dire che chi è responsabile, in ultima analisi,
è chi prende le decisioni, non chi aveva obiettato
sulla loro liceità. La
sineddoche politica
Essere antiamericani soffre di un'interpretazione deviata:
che significhi cioé essere contro il popolo americano,
mentre in realtà è un opposizione alla sua
rappresentazione, ossia il governo. Su questo dettaglio
per niente trascurabile, però, gli accusatori glissano
abilmente, dimostrando di fare esattamente ciò che
condannano: generalizzare e pensare che il governo (del
cui tasso di rappresentatività sarebbe il caso di
discutere) rappresenti la totalità, una specie di
sineddoche politica, la parte per il tutto.
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