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24 02 03 | 12.18

Voglia di bombardare
di Mark Ikkulae

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Urbana, Illinois. Manifestazione contro la Corporation America: un manifestante mostra la bandiera di Corporate America. Foto apparsa su Adbuster.org.
 

Non vogliamo difendere Noam Chomsky (capacissimo di farlo da se) ma semplicemente definire e approfondire cosa sia l'antiamericanismo, soprattutto oggi che si confonde con il pacifismo, almeno nelle parole di chi definisce e racchiude in quest'appellativo la quasi totalità dei nemici dell'occidente.
Non crediamo che Chomsky sia un antiamericano: il suo è sicuramente un punto di vista radicale e perentorio, divide e spesso rischia di diventare una prospettiva manichea. E' mai possibile infatti che il governo statunitense agisca sempre secondi fini molto poco nobili? La questione è opinabile, ma i fatti che Chomsky enuclea non lo sono altrettanto: sono spesso documenti ufficiali, che lui non commenta nemmeno, salvo qualche introduzione ironica. Chomsky porta l'attenzione su una contrapposizione molto precisa: quella fra il governo statunitense e la società civile. E' una contrapposizione che esiste in maniera organizzata da quando il dissenso si manifestò in forma di protesta pacifica e pacifista contro la guerra in Vietnam. Un altro celebre dissidente americano, l'ex pilota della seconda guerra mondiale Howard Zinn, divenuto pacifista quando realizzò che non esiste una guerra giusta, spesso spiega la storia dell'Occidente e degli USA utilizzando la contrapposizione fra documenti ufficiali e logica del governo da una parte, e la protesta e il dissenso dall'altra. Da una parte la propaganda del governo e dall'altra il senso di partecipazione e la lotta civile del popolo, una lotta democratica, che si struttura attorno al dibattito e la volontà di comprendere. Con ciò non si intende che esiste un contrasto tra bene e male, e il governo non è l'incarnazione del demonio. La propaganda governativa è una forma tacitamente accettata di informazione fabbricata dal governo. Non è informazione obiettiva poiché non è indipentente: è prodotta e divulgata da un organismo che ha ogni interesse a difendere il proprio operato in modo da garantirsi il futuro politico. Il governo può dire anche la verità, ma non la dice sempre. Quando George W. Bush dice che “Dio è dalla parte giusta” (perché è dalla parte dell'Occidente) applica una retorica un po' più che decrepita che sortisce però quasi sempre il risultato che si prefigge: spostare il punto focale dove interessa al potere: sul soprannaturale, tanto, c'é da scommetterci, da quella parte lamentele non ne arriveranno mai. Dire ai familiari dei civili uccisi dalle bombe alleate che è stato Dio a volerlo è quantomeno irritante e non permette di scambiare un'azione bellica come l'espressione di una civiltà superiore, come qualche primo ministro europeo disse tempo fa. Forse le bombe occidentali sono meglio della tirannia di Saddam, sarà questo il ragionamento. E' una medicina che val la pena di farsi somministrare, anche se è difficile credere che i governi occidentali siano così ingenui da meravigliarsi che gli iracheni si irritino ad essere obiettivi di “danni collaterali”.
Ci sono dimensioni che chiunque abbia un minimo anelito sociale conosce: la carità, la comprensione, il sentimento umano. Definire Chomsky un antiamericano è scorretto perché il suo percorso intellettuale dimostra invece un grande amore per la nazione della quale è fiero di appartenere. Altrimenti non si spiegherebbe il vigore con cui accusa, l'implacabile criterio con cui studia i documenti ufficiali o tenta di interpretare le strategie di politica internazionale del governo americano. Se il suo è antiamericanismo si deduce che essere filoamericani significa deglutire senza fiatare ettolitri di ipocrisie e palesi falsità. Cosa che vale per qualsiasi governo democratico, non siamo mica antiamericani.
Oppure per esserlo basta rivolgere qualche critica al governo e dimostrare in tal modo il proprio spirito antipatriottico, come ebbe modo di accusare i democratici George W. Bush in occasione delle elezioni dello scorso novembre. La giustificazione è che viviamo in uno stato d'emergenza continuo, quindi il manovratore non va disturbato perché è troppo impegnato a condurci. Verso dove non è lecito chiederlo, e neanche chiedere di scendere. Essere pacifisti, insomma, corrisponde a chiedere di scendere da un convoglio diretto ad una destinazione che non vogliamo raggiungere. Del resto le semplificazioni brutali sono peculiari dei tempi di emergenza: quando il pericolo incombe non si possono avere più di due opzioni, si rischia di far la figura dei pavidi, antipatriottici, responsabili della crisi della nostra civiltà. Dimenticandosi di dire che chi è responsabile, in ultima analisi, è chi prende le decisioni, non chi aveva obiettato sulla loro liceità.

La sineddoche politica
Essere antiamericani soffre di un'interpretazione deviata: che significhi cioé essere contro il popolo americano, mentre in realtà è un opposizione alla sua rappresentazione, ossia il governo. Su questo dettaglio per niente trascurabile, però, gli accusatori glissano abilmente, dimostrando di fare esattamente ciò che condannano: generalizzare e pensare che il governo (del cui tasso di rappresentatività sarebbe il caso di discutere) rappresenti la totalità, una specie di sineddoche politica, la parte per il tutto.


   
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