Non
pretendo delle risposte, ma a questo punto almeno facciamo
con insistenza le domande effettivamente pertinenti. Invece
di farci distrarre da argomenti sterili e filosofeggianti
andiamo al nocciolo della questione, non sprechiamo tempo
ed energia a chiacchierare se sia giusta o meno una guerra
preventiva ed altre amenità simili.
A me vengono in mente alcune domande le cui risposte date
dagli interessati non sono a mio avviso così limpide
come dovrebbero essere. Non darò risposte a queste
domande ma proporrò alcuni dati ed alcune ulteriori
domande che a mio avviso dovrebbero far riflettere.
Qual è l'obbiettivo
principale di questa guerra?
"Esistono percorsi che non devono essere battuti,
armate che non devono essere colpite, territori su cui
non si deve combattere, e ordini del principe che non
si devono accettare" scriveva Sun-Tzu ne L'arte
della guerra.
L'obbiettivo sbandierato davanti all'opinione pubblica
è la lotta al terrorismo, ma non si nasconde nulla
sotto quella cappa rossa?
E possibile una guerra tradizionale al terrorismo?
Si può forse vincere in questo modo un nemico che
è per sua natura non ben localizzato?
La guerra in Afghanistan aveva lo stesso scopo dichiarato:
lo ha raggiunto? A quel che so i capi di Al Qaeda sono tuttora
liberi e per quel che ci è dato sapere non hanno
perso nulla del loro potere di compiere attentati.
Quali sono eventuali altri interessi in questa guerra e
quanto influiscono nelle decisioni?
"Adottando misure opportune, apprendiamone le
valutazioni, relative alla perdita e al guadagno; compiendo
le attività opportune, apprendiamone i principi
che lo spingono a muoversi e a fermarsi" (Sun-Tzu).
George Bush padre, è stato consulente per il gigante
petrolifero Carlyle Group.
Il vicepresidente Dick Cheney ha ricoperto la carica di
Ceo alla Halliburton, la maggiore fornitrice mondiale di
servizi per le industrie petrolifere.
Il Capo dello staff di Cheney è Lewis Libby, che
ha interessi nella Texaco e nella ExxonMobil.
Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza, è
stata membro del cda della Chevron.
Possiamo forse avere un "legittimo sospetto" che
il movente petrolifero di questa guerra sia più che
secondario.
Non illudiamoci che le posizioni "pacifiste" di
Francia, Russia e Co. siano disinteressate: sembra infatti
che da un'indagine svolta dall'Agenzia internazionale dell'energia
energia che l'Iraq ha già venduto i diritti per lo
sfruttamento di pozzi ad alcune compagnie petrolifere non
statunitensi. La fine dell'embargo Onu potrebbe rendere
operativi questi accordi, ma un governo filoamericano post-guerra
potrebbe cancellarli.
Quali vantaggi effettivi porterebbe
una occupazione militare del territorio?
"Il campo di battaglia impegnato da vari signori
feudali e nel quale il primo occupante riesce a conquistarsi
il favore di tutte le moltitudini del mondo è un
terreno intersecante. Sul terreno intersecante raccoglietevi
per negoziare" (Sun-Tzu).
Forse anche in questo caso gli interessi petrolifici statunitensi
più di quelli di sicurezza mondiale ricaverebbero
vantaggi dall'occupazione militare?
In Afghanistan la fine ufficiale della guerra ha permesso
ad un consorzio a guida statunitense di riprendere il progetto
di un gasdotto che porterà gas naturale dal Turkmenistan
fino al Pakistan.
L'opinione pubblica è
d'accordo con questa guerra?
"La via consiste nell'incitare il popolo a condividere
le idee dei governanti" (Sun-Tzu).
Le ultime manifestazioni pacifiste ci potrebbero far dubitare
della perfetta concordanza di vedute fra governo e opinione
pubblica. Queste, come ho già detto, sono solo alcune
domande proponiamone altre e cerchiamo di verificare la
sincerità e correttezza delle risposte.
"I sovrani non dovrebbero mobilitare le truppe
animati dall'ira. I comandanti non dovrebbero aprire le
ostilità mossi dall'indignazione. L'ira può
trasformarsi in gioia, e l'indignazione in contentezza.
Ma uno stato distrutto non può tornare a reggersi,
e i morti non possono tornare in vita."
E' l'arte della guerra, che insegna principalmente come
non doverne mai combattere una.
Isacco
Trolese
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