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Elezioni europee di giugno: l'immagine al potere ritorna a
manifestarsi come immagine del potere. Le città italiane
stanno per essere rivestite di giganteschi manifesti elettorali.
Naturalmente quelli che attraggono più l'attenzione - per
il soggetto che manifestano e per la loro natura - sono
quelli del partito di maggioranza, del partito-uomo, di
Forza Italia, insomma.
L'ispirazione dichiaratamente populista del partito di Berlusconi
è sempre stata evidente nel tipo di comunicazione
adottata: il messaggio veicolato è sempre stato di
facilissima comprensione, ad effetto e soprattutto espresso
e tradotto in una linguaggio grafico che non concede nulla
all'eleganza. Lo scopo dichiarato
è onesto: dire esattamente quello che si vuole dire,
e dirlo in pochissime parole e in maniera diretta. Lo slogan è il
mezzo che meglio si presta all'uopo, tanto da aver funzionato
egregiamente come veicolo elettorale per la forza che ha
avuto nell'imprimersi nell'immaginario collettivo ("Meno
tasse per tutti", "Pensioni
più dignitose" ecc.).
La comunicazione elettorale di FI stenta a sembrare un prodotto
particolarmente elaborato e cerebrale: è proprio la
traduzione visiva del più breve tragitto per arrivare dal
punto A al punto B. Eppure alcune sottigliezze e differenze
possono essere colte rispetto ai manifesti delle politiche
del 2001.
Il messaggio è il messaggio.
Il messaggio è il messaggio, e lo scriviamo in
maiuscolo, grassetto e a caratteri cubitali. Quello non è cambiato.
Il tipo di messaggio invece sì, come era logico attendersi.
Dall'"impegno
concreto" e quindi dalla posizione propositiva, si è giunti
a quella assertiva: "-21.573 incidenti
stradali", "Immigrati
clandestini: -40%". Il governo è al potere
da 3 anni ormai, e deve esporre risultati, non buoni propositi.
E' da notare l'insistenza maniacale sulla presunta precisione
dei numeri e sulla fascinazione della matematica: l'illusione
di misurare il mondo e soprattutto l'illusione che il mondo
sia misurabile, è tutta racchiusa in quel numero che
è chiaramente quello che la comunicazione intende imprimere
nella mente dell'elettore. Ma che non dimostra niente: -40%
rispetto a quale grandezza? Si fornisce sempre artatamente
un solo termine dell'equazione, e lo si riveste di un significato
iperbolico. E' interessante notare come il tipo di messaggio
manifesti inoltre la posizione chiaramente difensiva del governo:
esso sta esibendo dei risultati ottenuti (o presunti, e comunque
detti con tono imperativo che è inversamente proporzionale
alla loro attendibilità) e non sta invece raccontando alcuna
progettualità, il che lascia il sospetto che non ne abbia nessuna.
Non sta dicendo "Questa è l'Italia che vorremo costruire con
voi" ma "Questo è quello che già abbiamo fatto". Il problema
è duplice:
- Il governo pensa di non aver saputo comunicare adeguatamente
ciò che ha fatto in 3 anni, cosa che, da parte di uno che
ha 3 televisioni ecc. ecc. è francamente grottesco;
- Il destinatario del messaggio non è il potenziale elettore
(e per "potenziale" si intende l'indeciso, cioé l'ormai
unica risorsa elettorale del politico moderno, perché,
per chi credete che si scannino, per convincere chi ha
già deciso di votare per loro, e che comunque non voterebbe
mai per gli altri?)
In altri termini, il governo sta disperatamente convincendo
il suo stesso elettorato che qualcosa ha pur fatto in questi
3 anni. La sua salvezza politica è garantita dal mantenimento
della sua quota elettorale o anche, dal contenimento delle
perdite che esso stesso considera inevitabili (e con cui
qualsiasi governo deve fare i conti, costretto a deludere
molta parte dei suoi sostenitori per esigenze, diciamo, operative).
La nota a margine è che la causale del messaggio elettorale
non è specificata: l'osservatore che non sa che a giugno
ci sono le elezioni europee non può capire il senso di queste
affissioni, che sono celebrative dell'operato del governo
e nient'altro.
Lassù qualcuno ti ama.
L'evoluzione più significativa è quella subita dalla
modalità di rappresentazione di Lui, del Capo, del Cavaliere
ecc. ecc.
All'imbarazzante chiacchericcio sul numero di capelli si
è deciso di dare un taglio, non solo letterale: la
calotta cranica del Presidente è tagliata dal margine
superiore del manifesto, in modo da zittire ogni osservazione
su sospette ricrescite. Inoltre - dettaglio forse più importante
- Berlusconi non guarda più l'elettore negli occhi
sorridendo in maniera ammiccante, ma guarda invece in basso
alla propria sinistra: l'elettore non è più un
suo pari, ma qualcuno che gli sta sotto, ma a cui lui, comunque,
vuole bene (infatti continua a sorridere paternamente). Questo
cambiamento è forse il
più difficile da interpretare: si è montato
la testa a tal punto da non considerare più suoi pari
nemmeno gli elettori, quelli stessi che erano gli unici a
poterlo giudicare ("Posso
essere giudicato solo dai miei pari" disse un giorno)?
L'ascesa maniacale verso l'onnipotenza (squisitamente presunta)
sembrerebbe ormai compiuta.
L'onestà involontaria.
L'onesta di questo tipo di comunicazione - che visivamente
è brutta e basta - si è infine ritorta contro il suo autore:
il messaggio dice ciò che intende essere e, nel farlo, rivela
la debolezza di chi lo pronuncia (che supplica di essere
ascoltato), e l'immagine tanto accuratamente studiata sfugge
al controllo del creatore, manifestando la gerarchia della
sua visione del mondo, che prevede un capo e solo sudditi.

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