Alcune
settime fa il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi
ha presentato il kit del candidato della Casa delle Libertà:
una valigetta con tutto ciò di cui ha bisogno chi
desideri farsi eleggere alle prossime elezioni amministrative.
Ci sono: il manifesto elettorale (unica immagine: Silvio
Berlusconi, nemmeno quella del candidato) dotato dello spazio
per il nome del candidato e l'immarcescibile slogan “Contro
questa sinistra pericolosa per l'Italia, per la democrazia,
per la libertà"; un manualetto infarcito dei
consigli dello zio su come organizzare un ufficio stampa,
feste, sull'importanza dell'aspetto e su quanto la gente
conceda più fiducia se ti dimostri amichevole e confidenziale
piuttosto che solo competente; un'utile raccolta di risposte
alle domande più ostiche che ci si possa sentire
rivolgere in campagna elettorale, naturalmente strutturate
in modo da evadere, rassicurando, il senso della domanda;
consigli sull'aspetto esteriore, bandiere e gagliardetti,
una traccia del programma politico dove, nell'apposito spazio
bianco, basta inserire il nome del Comune in cui ci si candida.
Facile, no?
Il senso del kit è di fornire la possibilità
di successo all'inesperto: condizione di partenza è
che sia facile da usare, che non richieda alcuno sforzo
mentale e che riduca il margine d'errore insito nella pervicacia
con cui gli esseri umani credono di poter pensare autonomamente.
Ci sono i kit di sopravvivenza e quelli del piccolo chimico.
L'assunto è quello di fornire la competenza in una
scatola non più grande di una 24 ore. Si tratta per
certi versi di una sublimazione del materialismo: se il
possesso delle cose è il fine a cui tende l'uomo
moderno, cosa meglio di un oggetto che ne contiene altri
– una scatola cinese concettuale e fisica –
può rappresentare il suo anelito? E' la metafora
che si incarna in se stessa divenendo da astrazione materia
palpabile, misurabile, commensurabile.
Hai la libertà: non è fuori nel mondo e tu
la devi difendere: è nella tua valigetta: basta leggere
le istruzioni.
Il kit del candidato ha anche un significato più
recondito e meno nobile: riassume infatti la disistima del
suo ispiratore che, nel voler educare, ammette implicitamente
l'ignoranza del candidato o, almeno, la sfiducia che ha
nelle sue doti; contemporaneamente esalta il concetto che
l'ideatore ha di se (stiamo pur sempre parlando di Berlusconi)
che insegna che a fare come ha fatto lui e concede all'adepto
di affermare “Farò come ha fatto lui”.
che può suonare vagamente minaccioso per molti, ed
è almeno patetico rispetto ad uno dei governi più
inadeguati che memoria ricordi.
Il kit è – non ci si faccia trarre in inganno
– un dispositivo per evitare che il candidato pensi,
e il “4 salti in padella” della politica, perché
permette al volonteroso ma svogliato di misurarsi in una
disciplina che, anche grazie a simili invenzioni, è
sempre più svilita e sterilizzata.
E' lo strumento ideale che realizza la standardizzazione
del soggetto politico, piegando alla logica seriale la disomogeneità
della realtà. Assumendo che ogni persona possa essere
trasformata nel candidato ideale ne postula una natura decerebrata
e neutra: il candidato è un pezzo di argilla che
deve essere modellato secondo formule sperimentate, standard
ed industriali. In quanto massa informe non solo non è
richiesto che abbia una coscienza politica, ma anzi, questa
sarebbe come un additivo che potrebbe corrompere la bontà
dell'impasto e la solidità del prodotto finale.
Non pensare è il requisito; pensare
come è la modalità che garantisce i risultati
elettorali.
Si tratta della realizzazione puntuale del controllo delle
menti ottenuto attraverso un dosaggio accurato, la somministrazione
di informazioni univoche, veri e propri ordini dal comando
centrale.
L'applicazione del processo standardizzato all'agire politico
è fortemente centralizzato e identitario: centralizzato
poiché prevede una struttura incardinata attorno
alla personalità del leader/padrone che “illumina”
le parti del sistema che vi sono vincolate in maniera paritetica,
non avendo funzioni chiaramente distinguibili fra di loro
ed essendo formate da parti identiche fra di loro. In quanto
identità esse si annullano, poiché un sistema
unipolare non tollera che germinino forze contrarie a quella
centrale. Personalità talmente forti da minare il
predominio della personalità unica sarebbero inaccettabili
poiché drenerebbero l'energia al vertice che deve
accentrare i poteri in modo da mantenere l'equilibrio interno.
Un simile sistema può perpetuarsi solo se genera
parti identiche fra di loro che continuano il processo di
aggregazione e garantiscono la stabilità. Parti standard,
appunto, controllate precisamente nel loro funzionamento
e intercambiabili.
Modulari come i kit del candidato, dove i programmi politici
si applicano indistintamente dalla realtà locale
(particolare e quindi diversa) poiché ispirati ad
uno schema astratto e governato dal centro. Evidentemente
un sistema così autoreferenziale cortocircuita annullandosi
qualora venga a mancare il centro irradiatore. Il significato
simbolico generato dalla personalità unica (il centro)
cessa qualora venga meno ciò che simboleggia: se
manca la rappresentazione della personalità, si interrompe
il trasferimento di significato dalla persona alla sua immagine.
Il flusso del sistema si interrompe, annullando le sue rappresentazioni
(i candidati/cloni) e smettendo di irradiare le sue parti
e di comunicare con l'esterno.
Floriana
Ramboldi

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