Com'è
tipico della comunità dei blogger, dopo il mio articolo
sulla fenomenologia dei Blog, si è sviluppato un
dibattito molto civile e interessante. Il contributo di
Beppe Caravita, tenutario del blog Network
Games, è stato il più puntuale
e critico.
Direi che le parole di Martino, segnalate
da Massimo,
fanno fare un altro passetto avanti sulla vaexata quaestio
della "fuffa" (ovvero di che cosa sia il fenomeno
blog).
Il pezzo è valido soprattutto nell'analisi della
"molla" che porta a bloggare...
Ho un unico dubbio sulle conclusioni:
"L'ambizione all'autorità che inevitabilmente
esiste allorché una comunità riconosce la
propria struttura, è, tutto sommato, un'altra declinazione
del desiderio di essere riconosciuti dal mondo e dalle persone
giacché l'autorità richiede sia il soggetto
che esercita il potere, sia la comunità che glielo
conferisce e riconosce. "
Montanelli (faccio un esempio) non è mai stato uomo
di "potere", ma sicuramente di stimolo e di autorevolezza.
Se l'è guadagnata anche tra inevitabili errori. Declinare
tutto il fenomeno blog in chiave di autorità, potere,
comunità mi pare quindi un po' riduttivo.
Uno può non essere (nè aspirare a essere)
un autorità, ma un rompicoglioni. Un provocatore,
un catalizzatore, un demone (in senso informatico..) che
avvia ulteriori processi. Forse alcuni fanno blog anche
per scassare, per togliere certezze e luoghi comuni, per
segnalare qualcosa a sè e a altri... e non solo segnalare
se stessi.
Forse esiste un sovrainsieme più generale: la teoria
dei segnali. Che qui si incrociano. Forse esiste anche un
secondo sovrainsieme: la capacità, tramite questi
segnali, di ricercare e costruire assieme. Forse esiste
lo strano paradosso di tanti apparenti egoismi che trovano
sbocchi inattesi...vecchia filosofia anglosassone.
In fondo le comunità open source producono e si
scambiano segnali (comandi di programmazione in listati
funzionanti e testabili da tutti) selezionandoli. C'è
un arbitro che assicura la consistenza del flusso . Ma Linus
Torvald non è la comunità. Così come
la partita di calcio non è l'arbitro. E l'arbitro,
in fondo, fa solo un servizio al gioco (ovvero all'insieme
spettatori, tifosi, squadre, allenatori.......).
Rinchiudere tutto il fenomeno blog entro la camicia stretta
del malessere dell'uomo moderno mi pare quindi un po' fuorviante.
Certo, vi è anche questa molla, ma la molla non fa
il gioco.
L'articolo di Martino se la cava abbastanza disinvoltamente
sul gioco, con quattro notazioni (un po' banali) sull'autoselezione
e sulla biologia. Ed è invece qui forse il territorio
inesplorato, quello autentico.
Con il blog cambi, evolvi, trasmetti e recepisci segnali
(positivi o negativi, al limite anche non segnali), accumuli,
crei un rasoio di occam collettivo, vai dentro e sotto le
notizie. Cresci insieme ad altri che crescono.....è
così importante, così strategica l'auto-affermazione
di sè?
O è forse più importante questo gioco. Lo
so, al dna individualista italiano (anche mio) simili tesi
appaiono subito sfolgorantemente condivisibili. Specie per
chi fa blog senza commenti....(cattiveria..).
Ma, allora, è più importante l'autorità
di questo o quello o l'aver capito, magari da tanti blog
in apparenza contraddittori, che (per esempio) sta succedendo
qualcosa di strano e profondo nel mondo....ed esserne parte
attiva.
Che da Washington, da Palazzo Chigi, o dalla propria mailbox
arrivano segnali che si possono decrittare magari solo in
questo modo.
Il mondo di Martino resta un mondo di solitudini, di cacciatori
e pescatori raminghi, ogni giorno affamati. Il Mammuth,
invece, che dà da mangiare al villaggio per un mese
lo si abbatte solo in squadra....
Ci starei quindi un po' attento a interpretare tutto in
chiave di ego, Martino....
Esistono anche ormai sistemi distribuiti e win-win di arbitri.
Dai un occhio qui,
per esempio...
provaci ancora, Martino....

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