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01 02 04 | 02.49

L'ego dei Blog.
di Beppe Caravita

 

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Com'è tipico della comunità dei blogger, dopo il mio articolo sulla fenomenologia dei Blog, si è sviluppato un dibattito molto civile e interessante. Il contributo di Beppe Caravita, tenutario del blog Network Games, è stato il più puntuale e critico.

Direi che le parole di Martino, segnalate da Massimo, fanno fare un altro passetto avanti sulla vaexata quaestio della "fuffa" (ovvero di che cosa sia il fenomeno blog).

Il pezzo è valido soprattutto nell'analisi della "molla" che porta a bloggare...

Ho un unico dubbio sulle conclusioni:

"L'ambizione all'autorità che inevitabilmente esiste allorché una comunità riconosce la propria struttura, è, tutto sommato, un'altra declinazione del desiderio di essere riconosciuti dal mondo e dalle persone giacché l'autorità richiede sia il soggetto che esercita il potere, sia la comunità che glielo conferisce e riconosce. "

Montanelli (faccio un esempio) non è mai stato uomo di "potere", ma sicuramente di stimolo e di autorevolezza. Se l'è guadagnata anche tra inevitabili errori. Declinare tutto il fenomeno blog in chiave di autorità, potere, comunità mi pare quindi un po' riduttivo.

Uno può non essere (nè aspirare a essere) un autorità, ma un rompicoglioni. Un provocatore, un catalizzatore, un demone (in senso informatico..) che avvia ulteriori processi. Forse alcuni fanno blog anche per scassare, per togliere certezze e luoghi comuni, per segnalare qualcosa a sè e a altri... e non solo segnalare se stessi.

Forse esiste un sovrainsieme più generale: la teoria dei segnali. Che qui si incrociano. Forse esiste anche un secondo sovrainsieme: la capacità, tramite questi segnali, di ricercare e costruire assieme. Forse esiste lo strano paradosso di tanti apparenti egoismi che trovano sbocchi inattesi...vecchia filosofia anglosassone.

In fondo le comunità open source producono e si scambiano segnali (comandi di programmazione in listati funzionanti e testabili da tutti) selezionandoli. C'è un arbitro che assicura la consistenza del flusso . Ma Linus Torvald non è la comunità. Così come la partita di calcio non è l'arbitro. E l'arbitro, in fondo, fa solo un servizio al gioco (ovvero all'insieme spettatori, tifosi, squadre, allenatori.......).

Rinchiudere tutto il fenomeno blog entro la camicia stretta del malessere dell'uomo moderno mi pare quindi un po' fuorviante. Certo, vi è anche questa molla, ma la molla non fa il gioco.

L'articolo di Martino se la cava abbastanza disinvoltamente sul gioco, con quattro notazioni (un po' banali) sull'autoselezione e sulla biologia. Ed è invece qui forse il territorio inesplorato, quello autentico.

Con il blog cambi, evolvi, trasmetti e recepisci segnali (positivi o negativi, al limite anche non segnali), accumuli, crei un rasoio di occam collettivo, vai dentro e sotto le notizie. Cresci insieme ad altri che crescono.....è così importante, così strategica l'auto-affermazione di sè?

O è forse più importante questo gioco. Lo so, al dna individualista italiano (anche mio) simili tesi appaiono subito sfolgorantemente condivisibili. Specie per chi fa blog senza commenti....(cattiveria..).

Ma, allora, è più importante l'autorità di questo o quello o l'aver capito, magari da tanti blog in apparenza contraddittori, che (per esempio) sta succedendo qualcosa di strano e profondo nel mondo....ed esserne parte attiva.

Che da Washington, da Palazzo Chigi, o dalla propria mailbox arrivano segnali che si possono decrittare magari solo in questo modo.

Il mondo di Martino resta un mondo di solitudini, di cacciatori e pescatori raminghi, ogni giorno affamati. Il Mammuth, invece, che dà da mangiare al villaggio per un mese lo si abbatte solo in squadra....

Ci starei quindi un po' attento a interpretare tutto in chiave di ego, Martino....

Esistono anche ormai sistemi distribuiti e win-win di arbitri. Dai un occhio qui, per esempio...

provaci ancora, Martino....



   
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