L'uomo ama comunicare. Lo fa con l'arte, ma soprattutto
con la parola. Scrive, parla. Tiene diari ed esprime opinioni
che descrivono il suo personale rapporto con la realtà.
Il fenomeno dei blog è sia dovuto all'evoluzione
tecnologica (l'uomo comunica con i mezzi espressivi che
ha a disposizione), ma anche ad un più profondo e
naturale desiderio di amplificare il più possibile
il volume del messaggio, che parla del singolo e dell'individuo.
Se ha bisogno di dire qualcosa, perché non farlo
sulla carta, come si fa da secoli? Non si tratta semplicemente
dell'opportunità che la tecnologia offre, o non solo.
Il fenomeno dei blog si può spiegare
in parte con la crisi dell'identità dell'uomo moderno.
Egli avverte la propria solitudine e la precarietà
delle relazioni umane e affida quindi una propria rappresentazione
pubblica alla macchina/computer e alla comunità virtuale.
Cerca la conferma della propria esistenza nella pagina elettronica,
e allevia il suo disagio nel contemplare un dato oggettivo:
la manifestazione digitale delle proprie elucubrazioni,
la pagina del blog, del suo blog.
E' un fenomeno che ha una modalità senz'altro positiva
(la condivisione della conoscenza e dell'esperienza, lo
spirito comunitario) ma che scaturisce dal tentativo di
compensare una carenza, che è la mancata rappresentatività
dell'individuo nella sfera pubblica. Vi è alla base
un processo discriminante e critico ben preciso, ed una
puntuale volontà: uscire dall'isolamento, “fare
parte di”.
Il blog non è solo una proiezione della propria individualità,
ma anche una valutazione dell'impatto che questa ha sulle
esistenze altrui, attraverso i commenti lasciati dai lettori
ai post. Si ha la consapevolezza di esistere non solo perché
si può censire quante persone hanno visitato le parole
scritte (ossia la nostra presenza in rete, la nostra esistenza
virtuale), ma anche perché si può valutare
l'effetto che queste hanno avuto, attraverso le parole altrui
– i commenti ai post - , siano queste compiacenti,
concordanti o contrastanti.
Il fatto di nascere da un sentimento di insoddisfazione
– e dal bisogno più o meno conscio di comunicarlo
– non è una tara originaria dei blog. La creazione
ha una duplice valenza: conferma l'esistenza del suo autore
(“esisto perché sono in grado di creare”)
e dona un significato nuovo al mondo. Significa ciò
che prima non c'era, ciò che era percepito nemmeno
come un'assenza (che è una presenza in negativo):
il mondo è più ricco perché ci
sono anch'io. Era intollerabile per l'autore che prima
il mondo non si accorgesse della sua esistenza.
Il blog è anche un'espressione fortemente personale
che, per sua natura, diventa pubblica. Questo è un
assunto ben presente nella mente del blogger che, non a
caso, opera una sorta di autocensura: decide di rivelare
i suoi gusti e le sue inclinazioni secondo uno schema più
o meno palese (anche a se stesso) che risponde al suo desiderio
di essere rappresentato proprio in quel modo. La sua presenza
in rete è comunque una parte di se, quella più
celebrale e meditata, quella forse anche più positiva
o compiacente (o anche denigrante, poiché il blog
può essere inteso come un modo per volgarizzare le
proprie debolezze e tentare di capirne l'entità e
superarle), ma proprio in ciò è sincero: comunica
ciò che uno pensa di se stesso, bene o male che esso
sia. E' pertanto una risposta più intelligente che
il compiacimento per la propria condizione solitaria o la
contemplazione della propria individualità, poiché
tenta di ostacolare l'alienazione del singolo con un metodo
tutto sommato antico, anche se aggiornato: la comunicazione,
il mettere assieme, il “fare parte di”, il sentirsi
meno soli.
E' la coscienza di esistere, che non è poco. E non
è fuffa, per niente.
Della sincerità dei blog.
Il blog, sia che riveli una persona reale (un diario quindi
sincero, e non mi riferisco al diario inteso in senso classico,
ma anche alla raccolta di scritti monotematici) sia che
finga ciò che l'autore non è realmente, è
pur sempre una sua rappresentazione in rete e, meglio ancora,
una rappresentazione comunque sincera perché comunica
precisamente ciò che il suo autore vuole che si sappia
di sé.
Anche chi inventa personalità fittizie, anche un'identità
completamente diversa da quella reale, è comunque
interessato a comunicare proprio quella identità.
Vi è alla base una volontà di rappresentazione,
soddisfatta dallo strumento di comunicazione blog. Non si
tratta quindi di un elaborato esperimento di mimesi e neanche
un tentativo di celarsi – per proteggersi –
dietro identità fittizie. Ciò che non è
rivelato nei blog non è essenziale, e spesso non
è altro che il contenuto anagrafico dell'autore,
cioè la propria biografia più o meno pubblica.
Nei blog c'è la parte più sincera delle persone,
quella che vuole disperatamente rivelarsi, quella che preme
il tasto “publish”. Se anche fosse fittizia,
lo è perché nel mondo reale normalmente non
si manifesta, ma non perché non esiste.
Raramente nei blog c'è una pagina che parla del tenutario
dello stesso, e, se c'è, è una delle più
trascurate. L'autore è fra le righe e il suo ritratto
è delineato dai post. Ogni blog è il suo autore,
ancor più puntuale di qualsiasi profilo biografico,
perché il complesso di post – l'archivio –
tende naturalmente a comporre un quadro descrittivo delle
inclinazioni del padrone di casa. Di lui si sa che guarda
certi film o ascolta certa musica, che ha letto questo libro
o che giudica un'idiozia il tale articolo. Inconsapevolmente
egli stesso compone un ritratto di se stesso, ridotto in
frammenti disseminati in qua e in là.
Il blog è quindi una forma espressiva genuina e positiva,
poiché rivela le persone, le pone in rapporto anche
conflittuale fra di loro, le fa evolvere mutuamente, in
un processo dialettico che è spesso amplificato ad
un limite teoricamente infinito grazie alla mancanza di
confini del mezzo di comunicazione usato.
La comunità atipica.
Il blogger appartiene alla comunità estesa dei blogger,
ma non accetta la condizione di pariteticità di ogni
comunità. Molti blogger aspirano a diventare delle
autorità nel loro campo specifico (il sottoinsieme
dei blog dedicati al cinema, alla letteratura ecc.). Pur
essendo un fenomeno democratico (tutti possono avere un
blog, essendo l'unica barriera all'accesso il possesso di
un computer e di una connessione internet) non lo è
poi nelle sue specifiche declinazioni: la comunità
allargata si distingue in sottocomunità divise, per
esempio, per argomenti o criteri di anzianità; all'interno
di queste vi è una casta di qualche decina di blogger,
una sorta di consiglio di autorità che decide se
dare o meno importanza ai nuovi membri. Non bisogna però
intendere questa entità negativamente: non si tratta
di una loggia, sebbene sia originata da un processo poco
democratico (come se poi la democraticità fosse un
requisito necessario e legale): nessuno ha eletto questo
consiglio, nessuno ha approvato le regole che staliscono
i requisiti affinché uno ne faccia o meno parte.
Per certi versi si tratta di un procedimento basato sulla
selezione naturale. Vale il principio meritocratico: se
scrivi idiozie sei destinato all'oblio, se dici cose interessanti
puoi venire citato in qua e in là e acquisire il
potere di fare altrettanto rispetto ad altri blogger. Nell'universo
blog hanno seguito solo i blog che hanno successo, e il
loro successo è costruito sulla qualità dei
contenuti e quindi sull'interesse che il loro autore riesce
a generare.
Le singole comunità di blogger si sono quindi formate
per aggregazione casuale, per comunanza di interessi, e
i loro membri sono stati selezionati in base ai meriti,
ma comunque attraverso un processo critico non dipendente
dalle volontà dei singoli blogger.
L'aspetto affascinante del fenomeno blog è infatti
la sua somiglianza con il mondo naturale: molecole che si
aggregano senza una volontà cosciente, ma secondo
un disegno più potente e spesso casuale.
L'ambizione all'autorità che inevitailmente
esiste allorché una comunità riconosce la
propria struttura, è, tutto sommato, un'altra declinazione
del desiderio di essere riconosciuti dal mondo e dalle persone
giacché l'autorità richiede sia il soggetto
che esercita il potere, sia la comunità che glielo
conferisce e riconosce.

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