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26 04 04 | 11.15

Il virus inventato.
di Isacco Trolese

 

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L’HIV non provoca l’AIDS
L’AIDS non è una malattia infettiva, e quindi non si trasmette di certo per via sessuale
L’AZT (il principale farmaco usato per la terapia) peggiora l’AIDS.
Lo dice Duesberg (e non solo lui).

Cos’è l’informazione? Come percepiamo ciò che avviene nel mondo?
Ricordo un pomeriggio di inizio estate dello scorso anno mentre stavo tranquillamente dando la pappa a mio figlio: in sottofondo il TG2 gracchiava l'ennesimo servizio predigerito sui pericoli della tintarella e le diete più efficaci, quando una di queste attirò particolarmente la mia attenzione. Parlava delle precipitazioni d’acqua attese: una voce preoccupata snocciolava un bel numerone tipo "3 miliardi di metri cubi d’acqua". Ma da confrontare con che dato? In un giorno? In un anno? In tutta Italia? In tutta Europa? Non veniva detto. Ma è modo questo di fare informazione? Cosa comunicano i cosiddetti organi di informazione? Mi devo preoccupare, ma di cosa esattamente non si sa; intanto è bene coltivare un sano panico generale.
Ormai l’unico modo di fare notizia sono l’allarmismo, il catastrofismo ed il sensazionalismo, non importa su che basi e al diavolo l’obbiettività.
Anche però quando i dati sono riportati in modo corretto, se non si mantiene obbiettività e senso critico e ci si fa abbagliare dai pregiudizi siano essi interessati o assolutamente inconsci si rischia di incorrere in gravi errori, a volte tragici.
“In aumento del 30% i cancri alla pelle!”, allarme: l’atmosfera non ci protegge più! Sicuramente il buco sull’ozono fa la sua parte, ma senza dubbio anche lo stile di vita, le vacanze, i lettini solari contribuiscono ad aumentare i pericoli per la nostra pelle. Fatto curioso da rilevare è che stranamente è aumentato della stessa percentuale il consumo delle creme solari, una coincidenza inquietante; una malalingua, ma non noi sicuramente, potrebbe insinuare che vista la stretta correlazione dei dati sono le creme solari a provocare il cancro alla pelle....
“Depressione, piaga del nostro tempo, aumentano in modo allarmante i casi riscontrati nei paesi industrializzati!”. Fra un po’ toccherà anche a me, in effetti mi sento già un po’ depresso, e allora mi informo e cerco di capire cos’è la depressione e scopro che negli ultimi anni la definizione è sempre cambiata includendo patologie prima non comprese o trascurate, ma se si includono nuove patologie nella stessa categoria è ovvio che questa risulterà più “capiente” e che quindi i casi che ne faranno parte aumenteranno di conseguenza, senza che i dati siano assolutamente cambiati. Allora forse non è poi veramente allarmante l’aumento di casi di depressione. Io già mi sento meglio.

Il merito di Duesberg è quello di puntare il dito su questo modo di fare informazione, che fa presa sul pubblico, che riesce a muovere miliardi di dollari, ma che poi spesso non regge ad un’analisi accurata e (mi ripeto) obbiettiva. Oltre alla critica particolare dell’ipotesi HIV/AIDS l’autore denuncia la connivenza esistente fra le istituzioni che plasmano la sanità statunitense e mondiale:

  • i ricercatori, sempre assetati di fondi e fama, disposti a molti compromessi pur di apparire come i salvatori della popolazione;
  • gli organi di informazione scientifica e non che attirano l’attenzione esclusivamente con l’eccesso;
  • le case farmaceutiche per cui i profitti contano molto di più della salute pubblica;
  • ed infine il mondo politico che dimostra agli elettori tutti il suo impegno in una battaglia per il genere umano, che questa sia inutile non è poi così importante.


L’ottima introduzione al libro di Kary Mullis, premio nobel per la chimica e discreto surfista, inizia più o meno con una semplice domanda: è mai stato dimostrato che l’HIV è la probabile causa dell’AIDS? Mullis lo ha chiesto a tutti i più famosi virologi del mondo, compreso lo scopritore del virus Luc Montagnier, e nessuno ha mai saputo rispondergli. Non c’è nessuno studio serio che provi che l’AIDS - il flagello del nostro secolo, la peste del nuovo millennio, lo spauracchio della medicina moderna - è provocato dall’HIV.
Duesberg continua e pone molti quesiti:
Perché migliaia di malati di AIDS non hanno contratto il virus dell’HIV?
Perché migliaia di “affetti” da HIV non sviluppano mai la malattia?
Perché l’AIDS dopo 25 anni non è diffuso in tutta la popolazione in modo almeno equo, ma rimane strettamente confinato nei gruppi ad alto rischi non comportandosi invece come una malattia infettiva?
Perché nelle persone colpite da AIDS il virus non è in realtà presente, ma si trovano praticamente solo gli anticorpi per il virus? Come tutti sanno, normalmente gli anticorpi indicano che il virus è stato sconfitto.
Perché c’è un tempo di latenza o incubazione così lungo fra la contrazione del virus e lo scatenarsi della malattia?
Perché dopo vent’anni di ricerche e miliardi di dollari spesi nessuno ha ancora scoperto come opera il virus e perché si riattivi e provochi la malattia? Per non parlare ovviamente di un vaccino.
Perché in Africa il numero di “affetti” da HIV è 6 volte quello degli Stati Uniti ma il numero di malati conclamati di AIDS è decisamente inferiore?
Perché l’HIV non soddisfa nessuno dei postulati di Koch (postulati logici creati appunto per verificare se un agente - virus o batterio -è o meno il responsabile di una determinata malattia)?
A queste e a molte altre domande l’autore da delle risposte precise, circostanziate, documentate, dimostrando come il binomio HIV/AIDS divenuto ormai sinonimo sia probabilmente un’invenzione.
Il virologo da poi una sua interpretazione dei dati a disposizione e propone un suo punto di vista per spiegare la causa della malattia, ma questa è forse la parte meno importane del suo lavoro.
La difesa più convincente dei sostenitori (praticamente tutti) dell’ipotesi HIV/AIDS è la strettissima sovrapposizione fra la malattia ed il virus, ma la cosa non sembra così eclatante se si pensa che la definizione stessa di AIDS prevede che il malato sia affetto da HIV. Per esempio: una tubercolosi viene diagnosticata come tubercolosi se il paziente non risulta positivo all’HIV, e diventa AIDS se risulta positivo. E' difficile non percepire come un po’ artificiosa questa perfetta sovrapposizione.

Se Duisberg abbia ragione o meno non è poi così importante: è evidente invece il fatto che 25 anni di sforzi concentrati unicamente sull’ipotesi HIV/AIDS non hanno prodotto risultati appezzabili se non cocktail di chemioterapici tossici, né tanto meno valide risposte agli interrogativi posti e ad oggi non c’è nessuna speranza di trovare una cura nel breve periodo.
Perché una parte delle risorse investite nell’AIDS non viene dirottato nella ricerca in altri settori che non siano l’HIV? Così almeno si potrà dire di averle veramente provate tutte.
Inizialmente a Duesberg fu concesso uno stanziamento di fondi per “ricerche in nuovi territori” e per “trovare risposta ad interrogativi creativi”, e nelle sue ricerche è stato creativo, ma quando se n’è uscito con l’ipotesi che l’HIV non provoca l’AIDS lo stanziamento fu prontamente revocato.
E’ questo il modo di fare e sponsorizzare la ricerca scientifica?
E’ possibile che tutto il mondo scientifico commetta un errore così madornale? Sfortunatamente la risposta è affermativa, è già successo varie volte e in particolare in Giappone non molto tempo fa. A partire dagli anni settanta e per quindici anni un virus ipotetico è stato considerato la causa di una malattia che provocava paralisi e morte. Alla fine si scoprì che la causa della terribile Smon (questo il nome della malattia) era un farmaco tossico della Ciba-Geigy. Ci furono migliaia di morti e spese ingenti del governo giapponese (e quindi per la popolazione) solo perché non si considerò da subito in modo serio un’alternativa alla malattia infettiva.
L'errore continua a ripetersi.

AIDS – Il virus inventato
Un libro di Peter H. Duesberg, virologo


   
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