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11 02 03 | 15.10

Canali o Canili: confronto semiserio
di Silvio Caligiuri

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01 RAI

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03 La7

Messico 2001. Foto: Martino Pietropoli
   

Ma come fate a vivere senza la televisione?
Così si interrogava uno dei più divertenti personaggi del capolavoro cinematografico di Moretti, diventato totalmente dipendente dalle telenovelas brasiliane. Viene da chiedersi se realmente l'amato-odiato tv color rivesta un ruolo così importante nella cultura del XXI secolo, o sia diventato invece solo una sorta di abitudine quotidiana. Certo è che alcuni programmi di buona informazione, vengono da molti ritenuti per la loro immediatezza, insostituibili da qualsiasi altro media.
Vivo a Londra ormai da qualche tempo, ed in questo ultimo periodo ho imparato a vivere con molto più distacco il mio rapporto con la televisione italiana, e con chi impone attraverso di essa i propri ideali politici e sociali. Leggo con mio profondo rammarico su un periodico inglese un giudizio assai severo nei confronti di un palinsesto televisivo italiano al limite tra delirio sessuale (veline, letterine...) e demenziale (Buona domenica & co.).
Mio malgrado mi trovo a dover concordare,ma solo in parte, con questa opinione, onestamente non molto distante dalla realtà dei fatti. Esistono, inutile nasconderlo, programmazioni migliori di quella proposta sugli schermi italiani, ma chi ha scritto parole così aspre nei confronti della nostra tv, ha senza dubbio trascurato di guardare con spirito altrettanto critico il suo televisore, concentrando le sue attenzioni esclusivamente su quanto di poco interessante ci fosse altrove. La televisione inglese mostra, indubbiamente molto più cura e attenzione nei programmi di approfondimento, e riesce spesso a coinvolgere lo spettatore con un'informazione a diversi livelli. Ma proprio i telegiornali, se osservati con attenzione, sono caratterizzati, a seconda dell'emittente, da una dialettica elaborata in modo da raggiungere l'attenzione di diverse categorie di pubblico.
A mio avviso questo approccio non costituisce affatto un valido espediente per fare della buona informazione, e la discriminazione sociale intrinseca di un tale sistema risulta palesemente dimostrata da esperienze vissute qui .
Il tempo trascorso qui mi ha insegnato a riconoscere le differenze, non troppo sottili, tra un TG inglese di serie A e un altro di quarta categoria. Nei primi mesi del mio soggiorno londinese, non riuscivo a spiegarmi le difficoltà nel comprendere alcune notizie che venivano proposte in maniera quasi incomprensibile, a differenza invece di altri notiziari che utilizzavano un gergo molto più comune. Un amico messicano, che è a Londra da più di due anni, mi racconta le medesime difficoltà di comprensione di alcuni testate televisive. L'informazione classista, ho subito concluso. Quanto tempo ho impiegato per superare la frustrazione di una tale difficoltà? Alcuni mesi. E intanto, man mano che il mio livello di comprensione avanzava, diminuiva la mia stima nei confronti di un'informazione troppo difficile per troppa gente.



 
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