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Ma come fate a vivere senza la televisione? Così
si interrogava uno dei più divertenti personaggi del
capolavoro cinematografico di Moretti, diventato totalmente
dipendente dalle telenovelas brasiliane. Viene da chiedersi
se realmente l'amato-odiato tv color rivesta un ruolo così
importante nella cultura del XXI secolo, o sia diventato invece
solo una sorta di abitudine quotidiana. Certo è che
alcuni programmi di buona informazione, vengono da molti ritenuti
per la loro immediatezza, insostituibili da qualsiasi altro
media.
Vivo a Londra ormai da qualche tempo, ed in questo ultimo
periodo ho imparato a vivere con molto più distacco
il mio rapporto con la televisione italiana, e con chi impone
attraverso di essa i propri ideali politici e sociali. Leggo
con mio profondo rammarico su un periodico inglese un giudizio
assai severo nei confronti di un palinsesto televisivo italiano
al limite tra delirio sessuale (veline, letterine...) e demenziale
(Buona domenica & co.).
Mio malgrado mi trovo a dover concordare,ma solo in parte,
con questa opinione, onestamente non molto distante dalla
realtà dei fatti. Esistono, inutile nasconderlo, programmazioni
migliori di quella proposta sugli schermi italiani, ma chi
ha scritto parole così aspre nei confronti della nostra
tv, ha senza dubbio trascurato di guardare con spirito altrettanto
critico il suo televisore, concentrando le sue attenzioni
esclusivamente su quanto di poco interessante ci fosse altrove.
La televisione inglese mostra, indubbiamente molto più
cura e attenzione nei programmi di approfondimento, e riesce
spesso a coinvolgere lo spettatore con un'informazione a diversi
livelli. Ma proprio i telegiornali, se osservati con attenzione,
sono caratterizzati, a seconda dell'emittente, da una dialettica
elaborata in modo da raggiungere l'attenzione di diverse categorie
di pubblico.
A mio avviso questo approccio non costituisce affatto un valido
espediente per fare della buona informazione, e la discriminazione
sociale intrinseca di un tale sistema risulta palesemente
dimostrata da esperienze vissute qui .
Il tempo trascorso qui mi ha insegnato a riconoscere le differenze,
non troppo sottili, tra un TG inglese di serie A e un altro
di quarta categoria. Nei primi mesi del mio soggiorno londinese,
non riuscivo a spiegarmi le difficoltà nel comprendere
alcune notizie che venivano proposte in maniera quasi incomprensibile,
a differenza invece di altri notiziari che utilizzavano un
gergo molto più comune. Un amico messicano, che è
a Londra da più di due anni, mi racconta le medesime
difficoltà di comprensione di alcuni testate televisive.
L'informazione classista, ho subito concluso. Quanto tempo
ho impiegato per superare la frustrazione di una tale difficoltà?
Alcuni mesi. E intanto, man mano che il mio livello di comprensione
avanzava, diminuiva la mia stima nei confronti di un'informazione
troppo difficile per troppa gente.
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